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Notiziario TMC

Notiziario di informazione di musica e danza curato da M.Piscitelli

IL VERDI DI OGGI

Posted by admin On gennaio - 7 - 2011

IL  VERDI  DI  OGGI

La sera del 2 gennaio, il conclamato “Rigoletto nei luoghi di Rigoletto”, affidato alla regìa dell’emiliano Marco Bellocchio, è stato riproposto in seconda serata, e con i tre atti tutti di seguito  ( a settembre erano stati suddivisi in tre diversi orari).  Fatto salvo il naturale splendore dell’architettura della città di Mantova – che il libretto verdiano sostituì alla Parigi del dramma di Victor Hugo – , l’impresa è apparsa, pur nella scorrevolezza della serata singola, complessivamente deludente. La tecnica cinematografica andrebbe applicata alla scena; non ai primi piani dei cantanti, che quasi mai corrispondono a ciò che il cinema ci ha abituati a vedere. Inoltre, una microfonazione non perfetta ha portato l’orchestra, ben diretta da Zubin Mehta in un teatro lontano da dove si cantava, a non calibrarsi chiaramente con gli interpreti vocali. La qualità canora dei protagonisti ha lasciato a desiderare. Nel ruolo del buffone gobbo – parte baritonale  difficilissima – le ristrettezze dei nostri tempi hanno portato alla geniale pensata di presentare un’istituzione melodrammatica come Placido Domingo; che non è più tenore, ma non è nemmeno quel baritono corposo e pastoso che la parte esige. Se la cava con la presenza drammatica e la sagace dizione dell’italiano. Esilissima la voce del Duca di Mantova, il giovane tenore Vittorio Grigolo, tanto che il problema dei microfoni si è ripresentato tra i possibili handicap dello spettacolo. Piuttosto sgradevole anche l’interprete di Maddalena, che dovrebbe essere giovane e seducente. Vero è che la Gilda della graziosa pietroburghese Julia Novikova era dolce e fragile sia da vedere sia da sentire. Meglio allora due stagionati veterani, due vecchie volpi come Ruggero Raimondi, spettrale Sparafucile, e Giorgio Gatti, angosciato Conte di Ceprano. Il discorso della situazione lirica attuale è complesso. Almeno l’impresa di Bellocchio ha il merito di riaprirlo tra gli “specialisti”: e riparlare di esecuzioni verdiane è sempre e comunque un fatto positivo. Tuttavia, la obiettiva difficoltà di assemblare voci autenticamente capaci di rispondere alle esigenze del melodramma ottocentesco  resta, e si fa drammatica.

Gina Guendalini

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