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December , 2018
Tuesday

Notiziario TMC

Notiziario di informazione di musica e danza curato da M.Piscitelli

La Bacheca dei Concerti - I nostri viaggi musicali -

Archivio per agosto, 2012

SPECIALE FESTIVAL: Tutti i colori di Bolzano

Posted by admin On agosto - 29 - 2012 Commenti disabilitati
Dimostrando la bontà della sua intuizione, il Bolzano Festival continua a crescere e si ripresenta per il nono anno consecutivo con un’offerta sempre di alto livello e sempre più differenziata.
Dal 1° agosto al 29 settembre la rassegna bolzanina si propone nella sua consueta articolazione in quattro cicli – Antiqua, Grandi Orchestre Giovanili, Concorso e Festival Busoni, Accademia Gustav Mahler – più alcuni concerti extra che si ricollegano allo spirito della manifestazione, ossia la partecipazione dei giovani e l’impegno nei loro confronti per migliorare il futuro della cultura musicale europea.

«Ormai da parecchi anni mettiamo insieme d’estate a Bolzano le eccellenze che riguardano la musica classica» spiega Peter Paul Kainrath, coordinatore del Bolzano Festival nonché direttore artistico della Fondazione Concorso Pianistico Internazionale Busoni. «Abbiamo sempre come denominatore comune Musica e Gioventù, nostro elemento qualificante e di differenziazione rispetto a tutte le altre realtà d’Europa. Ormai da diversi anni abbiamo coordinato in un unico festival i concerti delle orchestre giovanili, il concorso Busoni che cresce anno dopo anno, l’attività dell’Accademia Gustav Mahler ed il programma di Antiqua. Il messaggio comune a tutte queste manifestazioni è che i grandi nomi che passano per Bolzano si mettano al servizio di questi giovani di grande talento, e che è nostro compito difendere un progetto culturale che si impegna così tanto per il futuro musicale d’Europa, che è quindi un grande messaggio per il futuro».

Come consuetudine è l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento ad inaugurare con un concerto all’aperto la lunga estate bolzanina (1/8), ripresentandosi in un secondo appuntamento interamente mozartiano assieme a Lilya Zilberstein ed i suoi due figli (24/8) in collaborazione con l’Associazione Mozart Italia, sede di Bolzano. L’attenzione verso i giovani, rappresentato al meglio dalla Gustav Mahler Jugendorchester e dalla European Union Youth Orchestra, dirette quest’anno da Daniele Gatti (17 e 19/8) e Dirk Brossè (8/8), è presente anche nel calendario della musica antica, che accanto a Michala Petri (18/9), impegnata nell’anniversario di Corelli, trova spazio per un duo brasiliano vincitore del Premio Bonporti (13/9). I rimandi e gli intrecci che percorrono i diversi cicli del Bolzano Festival continuano nel concerto di Garrick Ohlsson (18/8) che accompagnato dalla EUYO diretta da Gianandrea Noseda presenta il Concerto per pianoforte, orchestra e coro maschile op. 39 di Busoni, opera impegnativa di rara esecuzione che verrà poi portata in tournée, ambasciatrice del lavoro dei giovani orchestrali e di Busoni stesso.

E ci sono anche nuovi rami, ossia nuove idee, nuove collaborazioni e nuovi luoghi che arricchiscono ulteriormente l’estate in Alto Adige, da un concerto-istallazione al Conservatorio “Monteverdi” quale omaggio all’anniversario di Cage (5/9) al ricordo di Ignaz Friedmann a Siusi (2/9); dalla mostra con concorso “Mozart a strisce” (23/8 – 23/9) alla proiezione del documentario di Bruno Monsaingeon su Richter alla presenza del regista. Ultima novità, l’organizzazione per i ragazzi dell’Accademia Gustav Mahler di un workshop di self-management (27/9) tenuto da musicisti dell’Orchestra Mozart. 

Monique Ciola

Fonte _il giornale della Musica.

Servillo, Girotto, Mangalavite MODICA JAZZ 1

Posted by admin On agosto - 29 - 2012 Commenti disabilitati

Servillo, Girotto, Mangalavite

 

L’omaggio a Soriano del trio Servillo, Mangalavite Girotto

Connubio più che riuscito tra jazz e canzone al Modica Jazz Fest con protagonisti Peppe Servillo, Natalio Mangalavite e Javier Girotto, alle prese con il loro recente lavoro Fútbol inciso per l’etichetta Il Manifesto Cd, ispirato all’opera dello scrittore argentino Osvaldo Soriano. Una performance intrisa di elementi fortemente caratterizzanti, come la teatralità decurtisiana e la vocalità partenopea di Servillo uniti agli umori jazz della coppia Mangalavite-Girotto, imbevuti di sfumature andine e ritmi sudamericani. Un recital di canzoni e aneddoti che ha avuto come mattatore un Servillo particolarmente ispirato, che ha saputo rendere palpabile il tratto letterario originale di Soriano, dispensatore di storie di calcio come di metafore di vita. Riproposte tra l’altro “Per fare gol” “Non te mueras nunca” “Maradona era meglio è Pelé” tratte da Fútbol, alle quali sono state aggiunte anche le splendide interpretazioni di due brani del repertorio di Domenico Modugno, “Tu si ‘na cosa grande” e “U Pisci Spada” quest’ultima eseguita dal duo Servillo-Girotto con il sassofonista eccezionalmente alle percussioni. Alla forma canzone si è quindi alternato e in qualche modo contrapposto il tratto jazz che la coppia Magalavite-Girotto ha saputo esprimere con accorta attinenza, un valore aggiunto perfettamente integrato nella struttura della performance, e prima ancora nell’opera, che ha regalato parentesi dense di un’interattività prettamente jazzistica in cui non sono mancate momenti improvvisativi che hanno evidenziato la componente percussiva predominante del pianismo di Mangalavite e il tratto lirico, articolato e struggente, nonché le vigorose incursioni spesso oltre le righe dei sax di Girotto.

G Mavilla

 

 

Per Donne sempre di Corsa

Posted by admin On agosto - 29 - 2012 Commenti disabilitati

Sopravvivere ai buoni consigli

 

Le donne, oggi, sono costrette a una vita sempre più frenetica, tra famiglia, lavoro in casa e fuori casa.

Per di più sono bersaglio di richieste sociali esasperate: devono essere eternamente giovani e sexy, alla moda, al top dell’efficienza.

Razionalmente sanno che dovrebbero prendersela con più calma e maggiore filosofia, ma finiscono comunque per farsi schiacciare dal peso delle aspettative, proprie e altrui.

Conseguenza: sono stressantissime. Quante, però, riescono a ritagliarsi una mezz’ora, ogni giorno, per isolarsi da tutto e scaricare la tensione? E quante, invece, dicono: «Lo farò più tardi» per non farlo più?

Roberto Bolle e Maria Eichwald

Posted by admin On agosto - 29 - 2012 Commenti disabilitati

Roberto Bolle e Maria Eichwald

Grande ritorno del balletto in Scala con “Onegin”, dal 7 settembre 2012

 

Un ritorno molto attesto per il balletto al Teatro alla Scala di Milano, dopo diversi mesi di assenza: risale, infatti,
a maggio l’ultimo titolo rappresentato al Piermarini, il ditticoConcerto DSCH Margherite and Armand, con
grandissimo successo di pubblico e critica. Impegnato in una lunga tournée in Brasile, con circa 17.000
presenze e un’altissima attenzione da parte dei media, il Corpo di Ballo tornerà in Scala con un balletto di grande
fascino e coinvolgimento, Onegin: 9 le recite previste, dal 7 al 18 settembre 2012, per l’infelice storia d’amore
ispirata al romanzo in versi di Aleksandr Puškin¸ che John Cranko riscrisse con maestria e sensibilità e che è
interamente costruita su musiche di Čajkovskij. Saranno Roberto Bolle Maria Eichwald, coppia che ha già
appassionato il pubblico della Scala, i protagonisti della recita di apertura, il 7 settembre, e delle repliche del 10, 12 e 15 settembre.

http://www.teatroallascala.org/


RAVELLO FESTIVAL 2012

Posted by admin On agosto - 20 - 2012 Commenti disabilitati

FRANCESCO NICOLOSI,ROBERTO E ANDREA NOFERINI AL RAVELLO FESTIVAL 2012

Domenica 19 agosto ore 21.45 a Villa Rufolo (Sala dei Cavalieri). Protagonisti della serata il
pianista Francesco Nicolosi e i fratelli Andrea (Primo violoncello solista del Teatro dell’Opera di
Roma) e Roberto Noferini (già al fianco di Accardo, Canino e Giuranna) che eseguiranno alcune
della pagine più significative del repertorio thalberghiano: il Trio in La Maggiore per violino,

violoncello e pianoforte, op. 69, il Grand Caprice sur des motifs de l’opéra La sonnambula e la
Fantasia su temi dall’opéra Mosè di G. Rossini.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ravello Festival 2012” gli straordinari primi ballerini del prestigioso New York City Ballet: uno spettacolo che sarà, appunto, dedicato al grande coreografo Georgij Melitonovič Balančivadze, noto anche come George Balanchine (San Pietroburgo, 1904 – New York, 1983)fondatore della leggendaria compagnia americana e autore di alcune delle pagine più importanti nella storia del balletto del secolo scorso

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villa rufolo

 

He Conference venue will be the Villa Rufolo, located in the center of Ravello, one of the most attractive destinations of the Amalfi Coast.

 

You can find detailed information about how to reach Ravello here.

 

 

copertina Villa Rufolo


 

 

 

 

VILLA RUFOLO

La VILLA è la punta di diamante dell’immenso patrimonio storico e architettonico di Ravello. Un

complesso monumentale che porta il nome della famiglia che lo realizzò e che nel periodo di

massimo splendore, intorno al XIII secolo, contava, “più ambienti che i giorni dell’anno”.


Di quell’immenso patrimonio, una parte è stata erosa dal tempo e dall’incuria; un’altra parte è stata

recuperata e nuovi tasselli sono stati aggiunti in epoca recente, a partire dalla preziosa opera

dell’industriale scozzese Francis Neville Reid che ne fu proprietario tra il XIX e il XX secolo.

In dieci secoli, al modello originario, sintesi perfetta e unica di architettura araba, sicula e

normanna, si sono sovrapposte nuove linee, da quella più pesante dei nuovi volumi del chiostro

(XVIII secolo) a quella più romantica dei giardini ottocenteschi, fino ad arrivare ai giorni nostri, in

cui gli spazi soddisfano le esigenze funzionali della Fondazione Ravello, del Ravello Festival e del

Centro Universitario Europeo peri i Beni Culturali.

 

 


La “Palestine Youth Orchestra” al Ravello Festival 2012

Posted by admin On agosto - 3 - 2012 Commenti disabilitati

La “Palestine Youth Orchestra” al Ravello Festival 2012

75 giovani talenti, tra i 14 e i 26 anni, diretti da Sian Edwards, si esibiranno giovedì 2 agosto ore 19.45 nella
splendida cornice del Belvedere di Villa Rufolo

 

 

Ha l’obiettivo di riunire giovani musicisti palestinesi provenienti da tutto il mondo, la “Palestine Youth Orchestra”,

formazione ancora poco conosciuta in Italia, nata nel 2004 presso il Conservatorio Nazionale di Musica intitolato a

Edward Said (cofondatore con Barenboim della straordinaria West-Eastern Divan Orchestra). Formata da 75

giovanissimi (tra i 14 e i 26 anni), l’Orchestra si esibiràgiovedì 2 agosto ore 19.45 a Ravello, in un concerto

straordinario patrocinato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

 

Sul palco anche tre giovani solisti palestinesi, attivi sulla scena internazionale: il soprano Dima Bawabche ha preso

parte allo splendido “Flauto magico” di Peter Brook; il violinista arabo MAyas Al Yamaniche collabora attualmente

con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica; e il clarinettista Mohamed Najem, vincitore di concorsi prestigiosi,

cresciuto in seno alla PYO.

 

 

UN’ARMA PER SOGNARE

Posted by admin On agosto - 1 - 2012 Commenti disabilitati

Intervista a Pablo Milanés, dagli inizi alle nuove canzoni, dalla politica all’amore.

 

in occasione del ritorno di Pablo Milanés al festival milanese di quest’anno.

 

Pablo Milanés è nato a Bayamo, nell’oriente di Cuba, nel ’43. Precoce nel manifestare la sua vocazione per il canto, a partire dai sei anni, accompagnato dalla madre, Pablito cominciò a frequentare gli studi delle radio e a partecipare a concorsi radiofonici, prima a Bayamo, poi all’Avana dove la famiglia si era trasferita. Ancora bambino inizia ad esibirsi come musicista ambulante nei caffè della capitale, interpretando bolero e canzoni messicane, ma frequenta anche le messe cantate della chiesa presbiteriana. Negli anni Cinquanta ascolta musica proveniente dagli Stati Uniti e si avvicina al movimento del filin, che dagli anni Quaranta ha innovato la canzone cubana. Dopo la rivoluzione Aida Diestro, una delle protagoniste del filin, lo fa entrare come prima voce nel gruppo vocale El Quarteto del Rey, specializzato in negro spirituals. Stringe amicizia con i grandi del filin, Elena Burke, Omara Portuondo, Portillo de la Luz, e scopre Bach attraverso l’elaborazione semi-jazzistica che ne danno gli Swingle Singers: le sue prime canzoni rivelano l’influenza del filin, del barocco e di musicisti come Michel Legrand. Nel nuovo clima rivoluzionario l’urgenza di superare l’impasse nella quale si è arenato il romanticismo del filin spinge Milanés a rivalutare la canzone tradizionale cubana. Suggestionato dal primo Encuentro Internacional de la Canción Protesta, che porta a Cuba cantanti impegnati da ogni parte del mondo, nel ’67 scrive “Yo vi la sangre de un niño brotar”, canzone di denuncia sull’aggressione americana al Vietnam.
Le canzoni di Milanés vengono notate dal Centro de la Canción Protesta della Casa de las Americas. Milanés entra in contatto con un altro giovane cantautore, Silvio Rodríguez: a presentarli è Omara Portuondo. Pablo, Silvio e Noel Nicola sono fra i giovani che nel febbraio del ’68 partecipano al primo concerto del Centro de la Canción Protesta: è la premessa del movimento della Nueva Trova. Milanés rimane impressionato dalla personalità di Haydée Santamaria, che ha partecipato all’assalto al Moncada ed è stata fra i dirigenti della lotta rivoluzionaria, ed è l’anima della Casa de las Americas. Compone “Si el poeta eres tú”, dedicata a Guevara. Intanto sue canzoni d’amore vengono adottate dalla grande Elena Burke. Milanés scopre Violeta Parra e Victor Jara. Nel ’69 viene cooptato nel Grupo de Experimentación Sonora creato da Alfredo Guevara per operare nell’ambito dell’Instituto del Cine e diretto da Leo Brouwer.
Nel ’72 è in Cile, dove ha occasione di incontrare Allende: lo shock del golpe del ’73 produrrà due canzoni come “A Salvador Allende en su combate por la vida” e “Yo pisaré las calles nuevamente”. I primi album personali importanti, alla fine degli anni Settanta, danno il via ad una intensa attività discografica. Con titoli come “No vivo en una sociedad perfecta”, “Amo esta isla”, “Yo me quedo”, Milanés ribadisce il suo legame con Cuba. Negli anni Ottanta è spesso con grande successo all’estero; nell’83 è per la prima volta in Brasile, dove si esibisce assieme a Chico Buarque. Alla metà degli Ottanta l’album doppio Querido Pablo, con importanti partecipazioni, rappresenta un consuntivo di venti anni di lavoro.
Nella seconda metà del decennio, assieme a Silvio Rodriguez, compone la canzone “Quando te encontré”, dedicata alla rivoluzione cubana. Nell’88 percorre l’isola in un giro di ventidue concerti.
Dagli anni Novanta l’attività discografica di Milanés è stata fra l’altro largamente consacrata al recupero e alla reinterpretazione di canzoni dei repertori del bolero e del filin. Del ’94 è l’album “Omaggio a Pablo Milanes”: un florilegio di sue canzoni interpretate in italiano fra gli altri da Paoli, Bertoli, Vecchioni, Finardi, Locasciulli, Mau Mau, ma la distribuzione degli album di Milanés in Italia è tutt’ora insoddisfacente.

Silvio Rodriguez disse che per lui la musica era come la pistola e la canzone come il proiettile: a quarant’anni di distanza, Lei cosa pensa di una formula di questo genere?
«Continuo a pensare che la canzone sia un’arma, che però non cambia la realtà della vita. Un’arma per sognare, un’arma spirituale… E sono sicuro che Silvio lo disse in questo senso metaforico. Perché si è dimostrato milioni di volte che quello che cambia la realtà sono altre cose».

Che idea ha del suo modo di fare canzoni oggi ?
«Ci sento una maniera più saggia di dire le cose, che gli anni, il tempo, la storia stessa producono in una persona. Si è più misurati nel parlare, nel sentire le emozioni, più cauti nel parlare di poesia. Non si diventa saggi da soli, dei saggi della parola: in definitiva credo che la saggezza la diano gli anni. Anche se credo che l’essenza continui ad essere la stessa. Gli anni danno la saggezza che forma un altro modo di esprimersi, un altro modo di vedere le cose. Uno continua ad essere lo stesso: però hai un altro linguaggio. Anche la storia ti aiuta a cambiare: gli avvenimenti non sono quelli di cinquant’anni fa, di venti, se vogliamo nemmeno di cinque anni fa… La vita è un accadere violento: e questa somma di avvenimenti lo si avverte nella parola contemporanea, si sente quello che sta succedendo in quel momento».

“Yolanda” è una delle sue canzoni d’amore più famose: e nella realtà, Yolanda ?
«È stata la mia seconda moglie, la madre delle mie prime tre figlie, è una donna che ancora oggi, molti anni dopo che ci siamo separati e abbiamo divorziato, è mia grande amica: una donna straordinaria, favolosa, che ha meritato con tutti gli onori questa canzone».

Dopo “Yolanda”, si può parlare di una traiettoria della sua riflessione sul tema dell’amore, e se sì, dove è arrivata ?
«Come no, certo. Credo che sia stato un errore definirci dei cantanti impegnati socialmente e politicamente e niente di più. Noi abbiamo coltivato la canzone d’amore fin dal principio, come qualsiasi altro tipo di canzone, qualsiasi altro tipo di tematica. Perché quello che cercavamo era di fare una nuova poesia, che includeva tutte le tematiche: potevamo occuparci della quotidianità del nostro paese o di amore e delle sue contraddizioni. Io in particolare ho sempre cercato di non proporre un amore facile, espressivamente superficiale o artificiale, ma un amore conflittuale, e l’ho sempre rappresentato nelle mie canzoni. Penso che “Yolanda” sia una delle poche eccezioni, perché è una canzone felice. Ho sempre cantato i problemi nella relazione di coppia: un tema che ho sviluppato molto, fino ad oggi».

Come è cambiata la musica cubana in questi anni ?
«Credo che sia cambiata in modernità. I musicisti cubani sono molto informati, anche al di là della tradizione di secoli di musica cubana che abbiamo avuto. I ritmi si avvicendano vertiginosamente, le melodie, i testi stessi, che parlano della quotidianità cubana: le orchestre popolari sono abituate ad essere dei cronisti dell’epoca, nella forma più affabile e divertita, e credo che questo faccia sì che la musica sia una continua e straordinaria rielaborazione. Sul piano tecnico poi i musicisti cubani sono molto ferrati: i cubani sono molto studiosi. Una tradizione musicale straordinaria, grande padronanza tecnica e attenzione alla quotidianità: queste cose messe insieme danno una qualità».

Cosa sarebbe oggi Pablo Milanés se non fosse diventato un musicista ?
«Non mi vedo in altro modo: in passato sì, vagheggiavo altre cose, ma ormai ho questa età, il tempo è finito, e non riesco a immaginarmi altrimenti che come uno che canta e con una chitarra in mano».

Dopo l’album dell’85 Querido Pablo, realizzato con la partecipazione di colleghi come Joan Manuel Serrat, Mercedes Sosa, Chico Buarque, a cui poi ha fatto seguito nel 2002 Pablo Querido, con Gal Costa, Milton Nascimento, Caetano Veloso, Tania Libertad, Soledad Bravo, Eugenia León, si era parlato del progetto di un disco con Bob Dylan e Stevie Wonder, fra gli altri. Che cosa ne è stato ?
«Era coinvolto anche Sting, per esempio. Tre anni fa, nello stesso periodo di Pablo Querido, erano stati organizzati un paio di appuntamenti con loro, ma stavo vivendo un momento emotivo, personale, molto negativo, e non ho potuto presentarmi. Così il progetto è saltato.

Che repertorio ci dobbiamo aspettare dal suo concerto ?
«Canzoni di un’epoca precedente, che devo cantare quasi obbligatoriamente, e che del resto mi fa molto piacere riproporre, come “Yolanda” o “El breve espacio en que no estás”. Però voglio anche cercare di far conoscere delle canzoni dei miei due o tre ultimi dischi, successivi all’ultima visita che ho fatto qui, come quelle che fanno parte di un disco nuovo che si intitola Como un campo de maiz».

Una canzone scritta da lei, Silvio Rodriguez e Noel Nicola, “Cuba va”, diceva: “del amor estamos hablando, por amor estamos haciendo, por amor se está hasta matando” (“stiamo parlando di amore, per amore stiamo facendo, per amore si sta perfino uccidendo”). Secondo lei, per amore quante cose stanno ancora nascendo a Cuba?
«Moltissime, penso. Credo che a Cuba si siano seminate tante belle cose, che sono incancellabili dalla memoria del cubano. Poi ci sono stati gli errori commessi successivamente, le cose che io adesso critico: perché, pur con tutte le lodi che rivolgo alla rivoluzione cubana, sono anche molto critico. Ma penso che ci siano cose che sono rimaste nella storia, e che il cubano che ha buona memoria non può dimenticare: rimangono queste cose belle per le quali, lo confesso sinceramente, morirei ancora oggi».

Lei è un habitué della coca cola light. Che altri vizi ha ?
«Innumerevoli. Come tuttti gli esseri umani».

Marcello Lorrai
F.Il Giornale della Musica

NON C’È SCUOLA SENZA MUSICA

Posted by admin On agosto - 1 - 2012 Commenti disabilitati

NON C’È SCUOLA SENZA MUSICA

Un documento del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sull’importanza dell’educazione musicale nelle scuole.

 

Da Renzo Angelini, docente di clarinetto al Conservatorio “Rossini ” di Pesaro e componente del CNPI (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione) riceviamo e pubblichiamo il documento sulla “musica nella scuola e nella società” approvato all’unanimità il 16 dicembre 2009 dal CNPI. I motivi che hanno indotto il Consiglio ad una pronuncia di propria iniziativa non vanno ricondotti alla sola sollecitazione di interventi a sostegno della diffusione dei Licei musicali sul territorio nazionale, quanto piuttosto a quella di promuovere e sostenere la cultura e la formazione

musicale e strumentale in ogni ordine e grado di scuola. Questa esigenza è nata inoltre anche dalla constatazione che nel nostro paese c’è carenza di strumentisti provenienti dalla Scuola e dalla tradizione musicale italiane. Eppure la storia della musica, come storia delle idee e del loro concretizzarsi in comportamenti ed orientamenti della società civile, è parte della storia dell’occidente, e di quella italiana in particolare. È convinzione di questa commissione che ripercorrerla oggi consenta di acquisire idealità e valori che hanno ispirato l’Europa nella evoluzione della sua civiltà e di accedere a modelli di comunicazione che aprono a nuovi scenari. Ad esempio, il fatto che la musica nell’antichità classica sia stata soprattutto un principio ordinatore richiama concezioni cosmologiche presenti nelle opere di quel periodo ed obbliga all’adozione di corrette metodologie per trovare il significato profondo della produzione artistica, filosofica e scientifica, in un’età in cui l’uomo aspirava a conciliare l’immutabilità dell’essere con il divenire della natura.

La storia delle teorie musicali, parte integrante della storia delle arti liberali, affonda le sue radici nell’umanesimo perenne e l’antropologia culturale ricorre alla musicologia comparata, per giungere alla individuazione delle costanti e delle varianti della produzione musicale in rapporto a determinati contesti storici.

Sarebbe però oltremodo riduttivo ricondurre i fattori della “comunicazione in musica” alla sola storia della musica, così come sarebbe pregiudizievole ritenere che l’educazione all’ascolto non richiami le tecniche della produzione e che l’acquisizione delle teorie musicali non debba condurre alla capacità di elaborazione in chiave personale di prodotti, anche attraverso una corretta padronanza dello strumento musicale. Al pari degli altri linguaggi, la produzione musicale possiede una tecnica, una sintassi ed una peculiare modalità espressiva e, come avviene per ogni altro codice della comunicazione, va acquisito attraverso ascolto, lettura e produzione. Considerazioni queste, che sollecitano la rivisitazione dell’insegnamento della musica e di conseguenza il superamento dell’attuale suo ruolo ancillare, soprattutto nella scuola dell’obbligo,

la cui valenza educativa ai fini dell’orientamento scolastico e professionale dispone, peraltro, un’interazione ed integrazione dei campi della comunicazione sul piano sia della continuità degli studi sia dell’organizzazione delle conoscenze. Si tratta quindi di creare le condizioni affinché gli alunni, all’interno del loro percorso di studi, abbiano l’opportunità di maturare progressivamente la padronanza del linguaggio musicale anche e soprattutto con riferimento ad uno strumento musicale specifico. In questa prospettiva l’istituzione dei Licei Musicali, come prevista dai nuovi ordinamenti, assumerebbe un’ulteriore legittimazione, ma soprattutto avrebbe buoni motivi per proporsi come luogo di studio in grado di assicurare la continuità dei percorsi non solo agli alunni provenienti dai corsi ad indirizzo musicale, ma a tutti gli allievi che già nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado abbiano avuto modo di maturare la necessaria prospettiva culturale, storica, estetica, teorica e tecnica indispensabile per acquisire competenze sotto l’aspetto della composizione, interpretazione ed esecuzione di brani musicali. Una maggiore attenzione alla pratica musicale sarebbe inoltre utile nell’ambito di un lavoro efficace di prevenzione delle difficoltà di apprendimento e di aiuto concreto nei casi di “disturbo dell’apprendimento”. In questo quadro complessivo non può

sfuggire l’esigenza di una formazione adeguata per tutti gli insegnanti, affinché sappiano far vivere nel quotidiano della vita scolastica le finalità, gli obiettivi ed i suggerimenti oggi già previsti nelle indicazioni curriculari. Alla luce di queste considerazioni, la Commissione ritiene di formulare le seguenti proposte per l’integrazione ed il sostegno della riuscita della cultura e natura musicale: A) Per quanto riguarda i bambini più piccoli, già dalla frequenza dei nidi di infanzia e dei servizi educativi, e poi, successivamente, alla scuola dell’infanzia e fino ai primi due anni della scuola primaria, la Commissione ritiene che debba essere cura peculiare dell’istituzione educativa-scolastica creare le condizioni affinché, con le modalità dovute, i bambini entrino in contatto con il linguaggio musicale. Si auspica che, qualora l’istituzione ritenesse di doversi avvalere di esperti esterni, dovrebbe far ricorso ad esperti come ipotizzato al punto C). B) L’inserimento di un percorso più specifico per tutti coloro che intendono avvicinarsi allo studio di uno strumento musicale. È auspicabile che lo studio di uno strumento musicale specifico, unitamente alle attività di musica d’insieme, inizi fin dal terzo anno della scuola primaria, in maniera da diventare un’opportunità formativa propedeutica agli apprendimenti musicali della scuola secondaria di primo grado. Detta opportunità potrebbe trasformarsi in un’abitudine felice e permanere, anche al di fuori dell’ambito scolastico, come attività collettiva fortemente socializzante. La nascita di scuole primarie ad indirizzo musicale concorrerebbe ad una precoce scoperta di talenti musicali da orientare verso la scuola secondaria di primo e secondo grado ad indirizzo musicale. Data la delicatezza dell’approccio individuale allo strumento musicale, sarebbe opportuno che il profilo professionale dell’insegnante di strumento nella scuola primaria preveda il possesso di titoli abilitanti specifici per tale insegnamento, indispensabili per garantire qualità all’insegnamento sia nella scuola primaria sia in quella secondaria (cosa questa ribadita dal CNPI nel parere del 07 ottobre 2009 sulla riforma dei licei). C) Il potenziamento dell’educazione musicale in ogni ambito scolastico. Nel rilevare che attualmente la presenza di insegnanti privi di titoli di studio specifici condiziona fortemente la qualità delle attività didattiche previste dalle Indicazioni riguardanti l’Educazione al suono ed alla musica nella scuola primaria, si segnala l’opportunità di affiancare agli insegnanti di detta scuola figure in possesso di specifici titoli musicali orientati all’insegnamento ed inseriti nei contesti indicati ai successivi punti x), y) e z). Questo consentirebbe altresì una migliore gestione di laboratori attrezzati dove gli alunni possano acquisire le abilità e le competenze necessarie per una formazione integrale della loro persona e la scuola dell’autonomia possa effettivamente progettare e realizzare percorsi educativi in grado di assicurare la padronanza di tutti i linguaggi della comunicazione, anche quello della musica, delle loro tecniche e delle loro metodologie, in condizione di certezza di diritto allo studio ed alle pari opportunità. Per quanto riguarda il reperimento delle risorse umane e delle figure professionali si può prevedere, per la scuola primaria, il ricorso a: x) risorse interne all’organico d’istituto, con modulazioni d’orario basate sull’utilizzo su più classi dell’insegnante con accertate competenze musicali specifiche; y) risorse esterne all’organico d’istituto,attraverso accordi di rete per l’utilizzo di docenti di strumento, ovvero di docenti in possesso di accertate competenze musicali specifiche; z) risorse esterne all’organico d’istituto, costituite da musicisti con formazione didattica specifica, quali il diploma di strumento e/o l’abilitazione.
La Commissione composta dai Consiglieri: Acocella, Angelini, Bassignana, Bouchè, Cattani, Galgano, Giugliano, Lami, Maglione, Mirenzi, Navarra, Oberstaller, Pavletic, Sciacca, Zunino

F.il giornale della musica

 

Muore Luigi Quarantotto

Posted by admin On agosto - 1 - 2012 Commenti disabilitati

Muore Luigi Quarantotto, autore di “CON TE PARTIRO”

si è buttato dal sesto piano della sua casa di Mestre, dove viveva con la

madre anziana e una badante, Lucio Quarantotto ha detto addio al

mondo della musica e agli artisti che nel tempo aveva affiancato in

veste autorale, da Bocelli a Caterina Caselli fino a Franco Battiato.

Un male chiamato “depressione” lo ha portato via dai suoi cari e da artisti del calibro di Andrea Bocelli, Caterina Caselli e Franco Battiato, da sempre legati a quel suo modo inconfondibile di comporre e fare musica. E’ morto a soli 55 anni Lucio Quarantotto, buttandosi dal sesto piano della sua casa di Mestre, dove viveva con la madre anziana e una badante. Premio Tenco come migliore opera prima nel 1984, la sua carriera è sempre stata un pò stroncata dalla reticenza a mostrarsi in pubblico e ad esibirsi sul palco .

Roberto Roversi scrisse di lui e e dell’album “Ehi là”, uscito nel 1986: “testi scavati fino all’osso, sempre detti-cantati con magica lentezza, addirittura con cautela, per la preoccupazione di far arrivare parola dietro parola” e si aggiunse a Roberto Gatti che su L’espresso lo definì “una voce tagliente e “feroce” come poche altre in Italia

 

Memorabile resta la sua attività di autore musicale, soprattutto per i brani ”Viaggiando verso Jesolo”, “Tripoli”, “Pulito” e “Come le onde”, scritti per il mini LP di Franco Battiato del 1990. Nello stesso anno anche Caterina Caselli ha incluso la canzone “E se questa fosse l’ultima” (nel video in alto) nel suo disco “Amada mia”, sebbene solo nel 1995 Andrea Bocelli lo consacrò agli occhi del pubblico cantando “Con te partirò”, scritta da Lucio Quarantotto a quattro mani con Francesco Sartori, al Festival di Sanremo

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