11
December , 2018
Tuesday

Notiziario TMC

Notiziario di informazione di musica e danza curato da M.Piscitelli

La Bacheca dei Concerti - I nostri viaggi musicali -

Archivio per ‘Artista del mese’ Category

Addio ad una Grande Attrice

Posted by admin On gennaio - 18 - 2013 Commenti disabilitati

Il teatro piange Mariangela Melato: se ne va una delle

più importanti attrici italiane

 

Melato aveva 72 anni: tutta la sua vita è stata dedicata al teatro e alla recitazione, passando anche attraverso il piccolo schermo. Partita dall’Accademia di Brera, dove aveva studiato pittura per mantenersi, a neanche vent’anni era stata ammessa nellacompagnia di Fantasio Piccoli. Da subito l’attrice aveva lavorato con Dario Fo: tra le illustri collaborazioni vi sono anche quelle con Luchino Visconti, Pupi Avati (con il quale debuttò al cinema), Mario Monicelli, Cristina Comencini e Lina Wertmuller. Si può ricordare Mariangela Melato in ruoli di grande spessore drammatico, come quelli di Medea e Fedra nelle omonime tragedie, ma anche all’interno di commedie. E’ famosissima la scena con Giancarlo Giannini in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974).

Mariangela Melato e Renzo Arbore. Fonte: milano.ogginotizie.it

La «Signora» del teatro lascia dietro di sè un grande vuoto.

Addio A Luchetti

Posted by admin On dicembre - 5 - 2012 Commenti disabilitati

ADDIO A LUCHETTI

La scomparsa del tenore
Il nome di Veriano Luchetti (1939-2012) rischia di suonare sconosciuto al melomane del secolo XXI: la scarsa discografia ufficiale relega inevitabilmente alla memoria diretta il ricordo di questo artista. Ma per chi ha vissuto in prima persona le stagioni dei teatri italiani negli anni ’70 e ’80 del secolo passato non può che conservare un dolce e grato ricordo di quel tenore lirico dalla voce facile e limpida (sebbene non bellissima), dalla dizione chiara e scolpita, il fraseggio spontaneo (benché spesso monocorde) e una perfetta uniformità timbrica in tutta la gamma vocale. La bonarietà e umiltà della persona lo rendevano poi particolarmente simpatico al pubblico più assiduo, che girando fra un teatro e l’altro, dalla Scala all’Arena, se lo trovava in cartellone una volta su tre negli spettacoli più allettanti, ben spesso in compagnia della moglie, il soprano lirico Mietta Sighele, collega di tante “Bohème”, “Butterfly” e “Carmen” (una volta con Marilyn Horne, allo Sferisterio di Macerata, nel ferragosto 1982), altrimenti onnipresente fra le quinte a sostenerlo moralmente. Per i vari teatri che gli davano credito, Veriano Luchetti rappresentava insomma una sicurezza, a dispetto di certe lievi incertezze in zona acuta che non lo abbandonarono mai. Fondamentale la collaborazione con il giovane Muti a Firenze, che lo chiamò a sostenere opere fra le più ardue e desuete, come l’”Africana” di Meyerbeer (1971), suo trampolino di lancio, l’”Agnese” di Spontini (1974) e soprattutto i memorabili “Vespri” verdiani (1978), quelli rimandati per il concomitante ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. Non meno importanti le collaborazioni milanesi con Abbado, nelle tante repliche dei celebrati “Macbeth” e “Simon Boccanegra”. Ancorché più limitata, non meno significativa è stata la sua carriera all’estero: Vienna, Parigi, Londra, New York, e varie tournée con la Scala. Ma allorché veniva il momento di andare in sala d’incisione, toccava sempre a qualcun altro: le majors erano infatti all’epoca spartite fra Domingo, Pavarotti e Carreras. Quando nel 1977 apparve la prima registrazione importante di Luchetti, nella pur piccola parte di Ismaele (“Nabucco”), il supercilioso Rodolfo Celletti ne tessé il peana. La doppia registrazione discografica del “Requiem” verdiano (con Muti e con Solti) rappresenta di fatto l’unica reale corrispondenza con quanto avveniva in sede concertistica, dove per oltre un decennio Luchetti fu il tenore di riferimento in decine di esecuzioni di quella partitura. Un artista, per concludere, da ricordare con affetto e stima, portavoce di quella seria professionalità scevra di divismo oggi fattasi alquanto rara.

Marco Beghelli

Pier Paolo Pasolini

Posted by admin On marzo - 24 - 2012 Commenti disabilitati

90 anni fa nasceva Pier Paolo

Pasolini

 

Alla biblioteca Quarticciolo (via Ostuni 8) serata dedicata a Laura Betti e Pier Paolo Pasolini, con Fatima Scialdone, Fernando Pannullo, e la partecipazione di Emanuele Trevi (ingresso libero). Nel novantesimo anniversario dalla nascita di Pasolini, viene ripercorso il sodalizio dei due artisti: un grande affetto che contraddistinse indissolubilmente le loro carriere e le loro storie personali. La Scialdone il 30 marzo al Quarticciolo è interprete di «Laura allo specchio», ideato da Fernando Pannullo.

“Non li toccate

quei diciotto sassi

che fanno aiuola

con a capo issata

la «spalliera» di Cristo.

I fiori,

sì,

quando saranno secchi,

quelli toglieteli,

ma la  «spalliera»,

povera e sovrana,

e quei diciotto irregolari sassi,

messi a difesa

di una voce altissima,

non li togliete più!

Penserà il vento

a levigarli,

per addolcirne

gli angoli pungenti;

penserà il sole

a renderli cocenti,

arroventati

come il suo pensiero;

cadrà la pioggia

e li farà lucenti,

come la luce

delle sue parole;

penserà la «spalliera»

a darci ancora

la fede e la speranza

in Cristo povero.”

(Eduardo, Pier Paolo, 1975)

A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né i consigli di amministrazione, né la spranga per depredarci.”

 

 

Addio a Lucio Dalla.(1943/2012)

Posted by admin On marzo - 4 - 2012 Commenti disabilitati

Sul piano Musicale è stato uno dei più affermati cantautori italiani, considerando la continuità della sua carriera che ha raggiunto i 50 anni di attività artistica

 

.Fotografia di Lucio Dalla

Musicista di formazione jazz, riscopertosi poi autore dei testi delle sue canzoni in una fase matura, ha suonato da clarinettista, sassofonista e da tastierista.

La sua produzione musicale ha attraversato numerose fasi, dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica e musicale, fino alla canzone d’autore, arrivando a varcare i confini della lirica e della melodia italiana; è stato inoltre un autore conosciuto anche all’estero, ed alcune sue canzoni sono state portate al successo tradotte in varie lingue.

 

UN’EREDITÀ pesante. E non solo dal punto di vista musicaleLucio Dalla lascia un patrimonio a sette zeri, del valore cioè di decine di milioni di euroCase, ville, società, la sterminata collezione d’arte e, soprattutto, i diritti d’autore su canzoni, Caruso in testa.

Ci sono alcune persone che sono state vicine a Lucio, la sua vita era con loro. È giusto che vadano a queste persone, i suoi beni»?

Ma senza testamento la legge non assegna alcunché a tali persone.

Era un genio casalingo, il genio più assoluto capace di stare seduto assieme a te davanti a un camino a parlare per ore. Una persona generosissima, altruista. Ci mancherà. Tanto»

Simone Baroncini (cugino di Dalla)

Il feretro di Lucio Dalla in via D'Azeglio a Bologna

Il Feretro di Lucio Dalla in Via D’Azeglio a Bologna.

 

Gli Idoli accompagnano Lucio Dalla nel 1967; sono visibili da sinistra a destra Emanuele Ardemagni al basso, Giorgio Lecardi alla batteria e Bruno Cabassi alle tastiere.

Lucio Dalla con Mina e Tata Giacobetti

Dalla e De Gregori


CESARIA EVORA 1941 – 2011

Posted by admin On febbraio - 5 - 2012 Commenti disabilitati

La morte della diva capoverdiana, regina nostalgica della world music

Cesaria Evora “Cize” per i suoi amici, è nata il 27 agosto del 1941 a Midelo sull’isola di San Vicente, Capo Verde.
Cesaria Evora è la più conosciuta interprete della “morna”, stile che unisce le percussioni dell’Africa occidentale con il fado portoghese, la musica brasiliana e i canti di mare britannici.

Cesaria Evora, “Cize” per i suoi amici, grazie alla sua grande voce e al suo aspetto stupefacente si mise presto in luce, ma le sue speranze di diventare una cantante professionista non si realizzarono completamente.

L’inizio del suo successo internazionale data al ’91, quando Cesaria Evora aveva già cinquant’anni: una donna non giovane, non bella, che per di più cantava canzoni non esattamente gioiose. Vent’anni fa l’exploit della Evora fu una delle più potenti conferme del fenomeno della world music, capace di portare alla ribalta mondiale universi che fino a quel momento musicalmente si erano rivolti solo a se stessi: e persino universi piccolissimi come il Capo Verde, una manciata di isole nell’Atlantico, più diverse isole di terraferma, quelle delle comunità – più di metà dei capoverdiani del pianeta – che hanno trovato approdo a Dakar o Lisbona, a Rotterdam o Boston. Cesaria diventò l’ambasciatrice della sodade, quella sorta di malinconia capoverdiana in cui si esprime vuoi lo struggimento esistenziale del sentirsi abbandonati in mezzo all’oceano, vuoi una plurisecolare storia di sofferenze, vuoi il senso della lontananza dal proprio paese dell’emigrato.
Fenomeno nel fenomeno della world music, Cesaria si impose con una musica eminentemente acustica. José da Silva, il produttore artefice della sua trasformazione in una star, ha raccontato della rivelazione che ebbe al festival di Angoulême nel giugno del ’91: Cesaria è presentata in un set double face, parte elettrico e parte acustico; si comincia con l’elettrico, e il pubblico è indifferente; quando poi si passa all’acustico, la platea rimane ipnotizzata. Mentre Mory Kante tenta disperatamente di bissare il colpo di “Yeke Yeke” (e continuerà sempre più pateticamente per un pezzo), e Salif Keita ammazza la propria voce prodigiosa in un sovraccarico di rock, funk, elettronica, tastiere e batterie (e anche lui continuerà a suicidarsi ancora a lungo), Cesaria infligge un durissimo colpo all’idea che per sfondare la world music debba fare concorrenza a Peter Gabriel. In fondo Cesaria Evora è un Buena Vista Social Club ante litteram e senza neanche bisogno di un Ry Cooder: e con la differenza che mentre nel ’97 l’album della World Circuit propone un’immagine nostalgica e di comodo di Cuba, nel ’91 la Evora comincia ad attirare l’attenzione internazionale con un patrimonio musicale che pur essendosi formato in epoche precedenti, è ancora pienamente attivo in quella identità collettiva capoverdiana di cui la musica dell’arcipelago è un elemento così essenziale. Anche se a ben vedere nel suo successo più che la autenticità reale della Evora come portatrice di una tradizione culturale e di un repertorio ha contato lo stesso astorico bisogno di “autenticità” e romanticismo che il pubblico occidentale ha indirizzato verso gli ottuagenari cubani.

. Quando arrivò al successo, Cesaria era una persona ferita da grandi delusioni, come cantante e come donna, in un contesto capoverdiano di per sé non allegro: e ascoltandola in questi vent’anni, fino al tour di quest’estate, l’impressione è rimasta che il successo sia stato per lei una rivincita, ma non sia bastato a renderla, anche se tardivamente, felice.

Piscitelli M.

 

Il giornale della musica

I 70 anni di Maurizio Pollini attraverso le sue registrazioni

Posted by admin On gennaio - 6 - 2012 Commenti disabilitati

Maurizio Pollini, compie settant’anni, è uno dei pochissimi musicisti-intellettuali italiani della sua (e nostra) generazione.

A Roma mercoledì 18 gennaio Antonio Pappano con l’Orchestra di Santa Cecilia festeggerà i 70 anni di Pollini, che sarà interprete del Concerto K488 di Mozart

 



Maurizio Pollini è nato a Milano nel 1942 e ha studiato con Carlo Lonati e Carlo Vidusso.

Nel 1960 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia.

Da allora è protagonista in tutti i maggiori centri musicali d’Europa, America e Giappone .

Ha suonato con i più celebri direttori, fra cui Boehm, Karajan, Celibidache,

 

Abbado, Boulez, Chailly, Mehta, Muti, Sawallisch, e con tutte le più importanti orchestre.

Nel 1987, in occasione dell’esecuzione dei Concerti di Beethoven a New York, i Wiener Philharmoniker gli hanno consegnato l’Ehrenring, nel 1995 ha ricevuto il Goldenes Ehrenzeichen della città di Salisburgo, nel 1996 a Monaco di Baviera l’Ernst-von-Siemens Musikpreis, nel 1999 a Venezia il Premio “Una vita per la musica – Artur Rubinstein” e nel 2000 il Premio “Arturo Benedetti Michelangeli” del Festival di Brescia e Bergamo.

Nel 1995 ha inaugurato il Festival che Tokyo ha dedicato a Pierre Boulez, nello stesso anno, e di nuovo nel 1999, il Festival di Salisburgo gli ha affidato la progettazione di cicli di concerti che, rispecchiando i suoi molteplici interessi musicali, accostano nei programmi epoche e genere diversi, dai capolavori della polifonia a prime esecuzioni appositamente commissionate a compositori

contemporanei.

 

Analogo “Progetto”, ampliato a una trentina di concerti, è stato realizzato da Maurizio Pollini quale parte centrale della vita musicale alla Carnegie Hall di New York nelle stagioni 1999-2001 e cicli di concerti che, oltre a un intervento solistico,  a Parigi (Cité de la Musique) e a Tokyo nel 2002,  al Parco della Musica di Roma.  nel 2003.

 

Nell’estate 2004 Pollini è stato “Artiste Etoile” al Festival Internazionale di

Lucerna, partecipando con un recital e concerti con orchestra diretti da Claudio Abbado e Pierre Boulez..

 

Il repertorio di Maurizio Pollini si estende da Bach ai contemporanei e include l’integrale delle Sonate di Beethoven, eseguita tra il 1993 e il 1997 a Berlino, Monaco, Milano, New York, Londra, Vienna e Parigi.

Ha inciso opere del repertorio classico e romantico, tutte le opere per pianoforte di Schoenberg, opere di Berg, Webern, Nono, Manzoni, Boulez e Stockhausen, testimoniando così il suo grande interesse per la musica del nostro secolo.

I dischi del maestro Maurizio Pollini hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

http://tau.sub.jp/pollini/



 

 


 



A Muti il Nobel della Musica

Posted by admin On ottobre - 14 - 2011 Commenti disabilitati

 

Assegnato dalla Fondazione Birgit Nilsson a Stoccolma

Riccardo Muti domani, 13 ottobre, a Stoccolma riceverà il Premio Birgit Nilsson 2011, “Nobel della musica” che ammonta a un milione di dollari. Alla cerimonia all’Opera Reale saranno presenti re Carlo XVI Gustavo di Svezia e la regina Silvia. Questo premio, il più cospicuo per quel che concerne la musica classica, è assegnato ogni due o tre anni a musicista. A Muti la giuria ha riconosciuto «meriti straordinari in ambito teatrale e concertistico nonché un’influenza enorme nel mondo della musica». La Fondazione che anima il Premio fu creata dal soprano svedese Birgit Nilsson (1918-2005), che per primo preniò il tenore spagnolo Plácido Domingo (2009).

 

PROGETTO MARTHA ARGERICH – 8-30 GIUGNO 2011

Posted by admin On giugno - 23 - 2011 Commenti disabilitati

 

l Progetto Martha Argerich, promosso da Lugano Festival, RSI Rete Due e Banca BSI si svolgerà dall’8 al 30 giugno 2011, giungendo alla sua decima edizione e riunendo ancora una volta una cinquantina di artisti intorno alla grande pianista. Si tratta di musicisti molto noti ma anche di giovani talenti, da una parte rivelati dalle edizioni precedenti e dall’altra invitati per la prima volta.

Concepita come palestra di musica d’assieme, la manifestazone si presenta come un laboratorio, invitando gli artisti “in residence” ad affrontare composizioni di rara esecuzione accanto ai capolavori del repertorio.

 

AUGURI.

Auguri ad un grande Artista_Massimo Ranieri.

Posted by admin On maggio - 3 - 2011 Commenti disabilitati

Massimo Ranieri compie 60 anni,

tra tv e canzoni ma con Eduardo nel cuore

torna su Rai1 con ‘Napoli milionaria’

Ha da passà ‘a nuttata’. Il teatro di Eduardo

L’attore e regista: ”Penso che la nottata a cui si riferiva De Filippo non sia ancora passata,

anzi credo che la crisi morale con gli anni si sia addirittura aggravata”.

 

Massimo Ranieri (Adnkronos)

 

AUGURI MASSIMO.

 

 

Notizie.

 

object>

Aldo Ciccolini

Posted by admin On novembre - 26 - 2010 Commenti disabilitati

Aldo Ciccolini è nato a Napoli dove ha studiato pianoforte con Paolo Denza e composizione con Achille Longo. Egli fu curiosamente ammesso precocemente allo studio della composizione a soli nove anni, e formatosi già secondo uno scrupoloso studio della dodecafonia alternato agli studi tradizionali e accademici . Questo fu possibile burocraticamente (all’epoca, per essere ammessi allo studio della composizione occorrevano diversi requisiti, comprendenti la maggiore età e almeno un titolo inferiore di strumento acquisiti) grazie a una delega direttoriale di Francesco Cilea, all’epoca direttore del Conservatorio di Napoli, accompagnata da una richiesta formale del Achille Longo stesso. L’alta considerazione del maestro per il suo giovane pupillo fece sì che una melodia per canto e piano di quest’ultimo fu inclusa, interamente, a titolo di esempio e a conclusione, nel libro del Longo di melodie e canti dati, edito da Ricordi[2].
Successivamente completa i suoi studi pianistici con Marguerite Long ed Alfred Cortot a Parigi. Eredita, da professori interposti, gli insegnamenti di Ferruccio Busoni e di Liszt. Debuttò al Teatro San Carlo nel 1941 all’età di 16 anni. Nel 1949 vinse il Concorso internazionale Marguerite-Long-Jacques-Thibaud a Parigi. Collabora con Wilhelm Furtwängler, Ernest Ansermet, André Cluytens, Dimitri Mitropoulos, Charles Münch, Lorin Maazel, Carlos Kleiber, Georges Prêtre, Jean Martinon, Pierre Monteux, senza dimenticare Elisabeth Schwarzkopf.
Divenne cittadino francese nel 1969 e insegnò al Conservatoire de Paris dal 1970 al 1988 dove forma con rigore e generosità le nuove generazioni, Akiko Ebi, Géry Moutier, Jean-Yves Thibaudet, Artur Pizzaro, Marie-Josèphe Jude, Domenico Piccichè, Nicholas Angelich, scopre la vocazione di pedagogo alla quale non ha mai rinunciato.

Ciccolini è un interprete celebre e promotore della musica per pianoforte dei compositori francesi Maurice Ravel, Claude Debussy e Erik Satie, così come di compositori meno conosciuti come Déodat de Séverac, Jules Massenet, Charles Henri Valentin Alkan, Mario Castelnuovo-Tedesco e Alexis de Castillon. È anche conosciuto per le sue interpretazioni della musica di Franz Liszt.
Ha effettuato più di cento registrazioni per la EMI-Pathé Records ed altre case discografiche, tra cui le integrali delle sonate per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven, l’opera per pianoforte di Claude Debussy, di Leos Janacek (Abeille Music), i Notturni di Frédéric Chopin e opere per pianoforte solo di Edvard Grieg (Cascavelles)

Riconoscimenti
Prix Edison del Académie Charles Cros, Premio della National Academy of Recordings Arts negli USA, tre volte Grand Prix du Disque in Francia e Medaglia d’Oro all’Arte ed alla Cultura ricevuta dal Presidente della Repubblica Italiana. Il 23 novembre 2005 a Roma ha ricevuto il Premio Vittorio De Sica

© 2010 Notiziario TMC