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Notiziario TMC

Notiziario di informazione di musica e danza curato da M.Piscitelli

La Bacheca dei Concerti - I nostri viaggi musicali -

Archivio per ‘Curiosità e consigli utili’ Category

Torta x la ricorrenza

Posted by admin On aprile - 27 - 2013 Commenti disabilitati

Torta ricciolina
Ingredienti:
300 g di farina 00 biologica
150 g di zucchero
150 g di burro
1 bustina di lievito per dolci (circa 17 g)
1 pizzico di sale
3 uova (1 intera + 2 tuorli, ma non gettare gli albumi che serviranno per la meringa)
400 g di Nutella, praticamente un vasetto di quelli classici
80 g di noci, o mandorle, o nocciole
Per la meringa:
2 albumi
4 cucchiai di zucchero

Procedimento:
Metti la farina a fontana su una spianatoia e fai una fossetta nel centro. Lì metti lo zucchero, il lievito per dolci, un pizzico di sale e il burro a temperatura ambiente, a pezzettini. Lavora velocemente con le mani la farine con il burro, in modo da formare un impasto bricioloso, che assomiglierà al parmigiano grattato. Sbatti un uovo intero con due tuorli per qualche secondo con una forchetta in un piatto, versale sulle briciole e con le mani compatta l’impasto, stendilo tra due fogli di carta da forno e lascialo raffreddare in frigo per almeno un’ora. Dividi l’impasto in due parti uguali: stendine una parte per ricoprire la base di una teglia rotonda da 24 cm di diametro, poi spalma metà della Nutella sulla base e cospargi le noci tritate su di essa. Stendi anche la seconda parte della pastafrolla in un disco abbastanza grande da ricoprire la torta. Premi i bordi per sigillare la torta e cuoci in forno caldo a 180°C per 40 minuti. Verso la fine della cottura della torta monta gli albumi a neve ben soda e poi aggiungi gradualmente, sempre montando, i 4 cucchiai di zucchero, continuando a montare le chiare finché non verrà una meringa soda e lucida. Trascorsi i 40 minuti, quando la torta sarà dorata, toglila dal forno e con una spatola stendi la meringa sulla torta, aiutandoti con un lato della spatola o il dorso di un cucchiaio per dargli la forma e creare qualche sbuffo di meringa. Mescola la Nutella per scaldarla e poi falla scendere a filo sulla meringa, e con una forchetta mescola delicatamente meringa e Nutella per formare dei ghirigori. Rimetti la torta in forno per 2 minuti, e appena la meringa si solidifica in superficie toglila dal forno e lasciala raffreddare completamente prima di affettarla.

REPORT – Italy, Gourmet

 

O Munaciell napoletano

Posted by admin On marzo - 5 - 2013 Commenti disabilitati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo la tradizione non sembra che si conosca con precisione il luogo in cui abita il munaciello, ma ragionevolmente si suppone che dimori tra le rovine di alcune di queste abbazie e monasteri che si trovano tra le colline che circondano la zona di Napoli La leggenda popolare vuole che uno dei vari rifugi del munaciello si trovi a Marina del Cantone, nella torre di Montalto, località di Santagata dei due golfi  Massa lubrense .È un esperto delle vie sotterranee di Napoli e le attraversa per frequentare vecchi palazzi, causando diverse seccature. Si dice che Villa gallo sia una delle case infestate da questa creatura.

Il munaciello tenderebbe ad esprimersi, nei confronti degli abitanti della casa dove si appalesa, con tipiche manifestazioni:

  • di simpatia (lasciando monete e soldi nascosti dentro l’abitazione, oppure facendo scherzi innocui che possono essere trasformati in numeri da giocare al lotto);
  • di antipatia (nascondendo oggetti, rompendo piatti e altre stoviglie, soffiando nelle orecchie dei dormienti);
  • di apprezzamento (sfiorando con palpeggiamenti le belle donne).

In nessuno dei tre casi suddetti bisogna però rivelarne la presenza: secondo il folklore napoletano, possono capitare disgrazie e sfortuna a chi rivela una visita delmunaciello.Ci si può propiziare questo benefico spiritello domestico con il cibo, nella speranza di vedere trasformato il cibo in oro; ma non ci si deve vantare di tali doni soprannaturali, altrimenti svaniscono così come sono apparsi.

Quando il munaciello si manifesta di persona, pare che appaia alle persone sempre nel cuore della notte, ma solo a coloro che sono nel più estremo bisogno, dopo che abbiano fatto tutto ciò che è possibile fare per alleviare l’angoscia che si è abbattuta su di loro e dopo che tutto ciò che è umanamente possibile abbia fallito. Lui senza parlare farebbe cenno di seguirlo; chi ha il coraggio di farlo verrebbe portato in qualche posto dove è nascosto un tesoro Il munaciello non porrebbe nessuna condizione per il suo utilizzo, non richiederebbe alcuna promessa di rimborso, non esigerebbe né dazio né servizio in cambio. Non si sa se questi tesori siano i frutti di guadagni illeciti o i frutti del lavoro industrioso, messi da parte per le occasioni d’amore e di carità.Si dice che in molti abbiano fatto improvvisamente fortuna grazie al suo intervento e quindi, quando qualcuno ha avuto un arricchimento improvviso, si dice “Forse avrà il munaciello in casa” Si dice anche che il tesoro portato in dono dalmunaciello sia appropriato per le esigenze di chi l’ha ricevuto

 

 

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I neonati amano la musica

Posted by admin On gennaio - 23 - 2013 Commenti disabilitati

Musica per la gravidanza e il neonato

 

 

Note di una dolcezza infinita, come fosse la mamma

a donarle alla sua creatura oppure il grande amore della

madreche ormai non più in attesa ha di fronte a sé il frutto

della sua attesa e si rivolge questa volta non solo con

il pensiero ma anche con le parole, al figlio…

Un fatto scientifico – sottolineato con forza da medici e ostetriche: “Niente stress!” – noto da sempre, in modo del tutto

spontaneo, alle mamme. Che parlano (e l’hanno sempre fatto), o cantano ai loro piccoli e la voce è la prima esperienza

musicale del bimbo, “come una carezza sulla pelle”.

sostenerlo è Andrea Apostoli, musicista, formatore nei corsi di preparazione alla nascita, presidente della AIGAM, Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale , e autore del libro “Ma che musica… in dolce attesa!” (Edizioni Curci).

Ma allora, se alla mamma piace ascoltare musica e si rilassa, anche al bimbo nella pancia fa lo stesso effetto? L’ascolto di un brano regala, dunque, un senso di benessere alla coppia madre-figlio? E poi, come percepisce una melodia il neonato? Ecco che cosa dice Andrea Apostoli.

Tutta questione di emozioni

La parole d’ordine in gravidanza è niente imposizioni. Lo stato emotivo della madre è percepito dalfeto durante tutte le esperienze quotidiane. “Se la mamma si costringe ad ascoltare Mozart perché le hanno detto che fa bene, meglio lasciar perdere”, spiega Andrea Apostoli, “il suo senso di noia giungerà anche al bambino”.

Quello che conta è vivere esperienze gradevoli e questo vale anche per la musica: “Negli ultimi tempi si sta affermando una corrente che pone l’accento sul corpo della donna, sulle emozioni e sulla capacità di ascoltare se stesse, – afferma Apostoli – “per anni, invece, tutta l’attenzione si è concentrata sul “cosa fare” al momento del parto e i classici corsi hanno sempre avuto un approccio molto informativo (travaglio, respirazione, tecniche di spinta)”.

Ma anche l’atteggiamento verso il parto sta cambiando: “Oggi, sempre più ginecologi e ostetriche consigliano alle puerpere di pronunciare delle vocali o cantare. L’apertura della laringe favorisce anche quella del perineo e rende, di conseguenza, più facile il parto stesso” – sottolinea l’esperto che da oltre 10 anni lavora con donne in gravidanza.

“In altre culture tutto ciò è naturale, nella nostra, al contrario, alcune conoscenze si stanno recuperando attraverso la ricerca scientifica. Quindi, se per una donna africana o indiana è piuttosto scontato vocalizzare o cantare delle piccole nenie nel corso del travaglio, per la futura mamma occidentale non lo è poi così tanto”.

Una pratica, quella dell’uso della voce che, come l’ascolto di un brano musicale, dovrebbe essere piacevole e spontanea per offrire benefici alla gestante.

Il piccolino in grembo? Ascolta…

Se la mamma si emoziona e si diverte ad ascoltare un pezzo musicale, il bimbo nella pancia, oltre alla sensazione gradevole, cosa percepisce? “Già nel grembo materno, il feto è immerso in un universo sonoro. Un fatto testimoniato da molti studi sull’argomento, tra cui quelli fondamentali del medico otorinolaringoiatra francese Alfred Tomatis” – spiega Andrea Apostoli.

“La vita intrauterina è scandita dal battito cardiaco materno, dalla sua voce e dal respiro. Il suono è la prima forma di comunicazione con la mamma: fino alla 24esima settimana del feto è come se fosse una vibrazione, una sensazione tattile e una carezza sulla pelle. Dopo questo periodo, verso il 5° mese, il piccolo inizia a percepire anche con l’orecchio ed entra in contatto con il mondo sonoro esterno”.

Ma questo non significa che sia una buona idea appoggiare la cuffia sulla pancia (e neppure dopo infilare l’iPod nelle orecchie al neonato), raccomanda l’esperto.

“La musica passa al bimbo attraverso il corpo della mamma che vibra durante l’ascolto e reagisce alla sensazione prodotta da quelle sonorità”, ribadisce il musicista.

Quindi, è fondamentale che l’ascolto della musica sia gratificante e non una sorta di auto-imposizione perché, si sa, fa bene. Il significato che la mamma attribuisce a un’esperienza, in questo caso l’ascolto, è consegnata al piccolo – un aspetto questo che Apostoli tiene molto a precisare.

Via libera, dunque, all’ascolto di tutta la musica che si predilige – non necessariamente quella classica – anche durante i nove mesi senza scelte obbligate. Se non amate Chopin, per esempio, non sforzatevi di ascoltarlo in nome di un presunto beneficio per il bimbo nella pancia.

Una buona idea, invece, coe suggerisce lo stesso Apostoli, è quella di creare una sorta di compilation con i brani prediletti per accompagnare la dolce attesa (o acquistare un cd con un vasto repertorio come quello allegato al suo libro).

Una compilation per il neonato

Il bambino appena nato non “dimentica” un particolare brano ascoltato in modo molto frequente dalla mamma durante la gestazione. Ovviamente non è che lo “riconosca” in senso letterale ma è certo che lo ricolleghi a una sensazione di tranquillità, di piacere. “Il bimbo cambia atteggiamento, diventa più intimo, reagisce all’ascolto di una melodia che gli ha fatto compagnia per tanti mesi”, chiarisce Andrea Apostoli.

La mamma può continuare a proporre al neonato la colonna sonora della sua gravidanza o creare una nuova compilation speciale da ascoltare insieme: anche in questo caso, se a lei piace e si rilassa, sortirà lo stesso effetto benefico sul bimbo.

“Il senso di piacere e relax del piccolo sarà ancora più potente se è la mamma stessa a intonare una piccola melodia o cantare una ninna nanna – dice il musicista. E questo momento speciale si può trasformare in un rituale quotidiano, la classica canzoncina per dormire ogni sera, un’esperienza piacevole che rafforza il legame madre-bambino”.

Un rituale musicale che può evolversi e cambiare con il tempo (e l’età del bimbo) ma che è importante seguire nei primi anni di vita senza costrizioni: “Ascoltare buona musica è una grande occasione per il bimbo che assorbe moltissimo dall’ascolto stesso. Ma non deve assolutamente diventare un supplizio”, continua Andrea Apostoli.

L’abitudine (e l’educazione) all’ascolto, in un certo senso, evita una mancata evoluzione di potenziali risorse. Secondo l’esperto, infatti: “Ogni bimbo nasce con una attitudine musicale – non è ereditaria in modo diretto, ci sono genitori

negati con figli bravissimi – che si sviluppa quando è ancora piccolo. Esperienze musicali di qualità aiutano a svilupparla”. Per farlo è sufficiente proporre l’ascolto della musica mentre il bimbo sta giocando, per esempio, o condividere insieme l’occasione speciale di un concerto.

Occorre, però, anche sfatare un falso (e piuttosto diffuso) mito sulle proprietà e il potere nascosto della musica che può trasformare un bambino qualsiasi in un piccolo genio: “Ogni linguaggio, incluso quello musicale sostiene, e aiuta, l’apprendimento di un altro linguaggio… Ma questo non significa che la musica renda un bimbo un mostro di bravura in matematica o in italiano. La musica non è magica”, conclude l’esperto. Non dimentichiamolo.

 

Parole chiave

 

Dolcemente mamma e Buonanotte amore mio: Musica per la gravidanza e il neonato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ascoltare musica rilassa la futura mamma e il bebè fin dai primissimi mesi.

La musica di fatto esprime tutti i sentimenti più profondi

e coinvolge ogni tipo di passione dalla più spirituale alla più sensuale.

 

 

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sample

 

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progettomusica@tmccommunication.com

 

 

Viva la bicicletta

Posted by admin On ottobre - 20 - 2012 Commenti disabilitati

Foto: W la bicicletta!

 

Sono passati vent’anni dalla pubblicazione in Francia di Nonluoghi di Marc Augé, libro che ha segnato gli studi antropologici e vero e proprio manifesto dell’antropologia del quotidiano. In occasione di questo anniversario Elèuthera, suo storico editore italiano, manda alle stampe una nuova edizione del volume con una lunga e inedita prefazione in cui Marc Augé delinea e distingue i nuovi nonluoghi che si sono imposti nella società contemporanea.

Marc Augé, già giovanissimo tifoso di Fausto Coppi e di Jean Robic, è anche un grande appassionato di ciclismo, tanto da dedicargli il pamphlet Il bello della bicicletta (Bollati Boringhieri). Con il suo aiuto proviamo quindi a decifrare l’importanza dell’uso della bicicletta nella scoperta, non solo dell’ambiente che ci circonda, ma anche di noi stessi.

Come muta la percezione di un luogo se attraversato in bicicletta?

Credo che l’importanza della bicicletta non sia solo una questione tecnica, quale mezzo di trasporto, ma che stia nella capacità di rivelare la relazione che noi abbiamo rispetto al tempo e allo spazio. La bicicletta ci aiuta a prendere coscienza delle due dimensioni. Dello spazio è evidente perché pedalando il paesaggio circostante muta davanti ai nostri occhi mentre del tempo perché ciascuno di noi ne percepisce uno diverso a seconda della preparazione atletica e dell’età. Esiste quindi un rapporto concreto tra spazio e tempo. Gli altri mezzi di circolazione e di comunicazione danno invece una percezione astratta, così come il mondo delle immagini dentro cui siamo immersi, tendendo a farci ignorare la sostanza di questo rapporto. L’uso della bicicletta ci riporta all’evidenza del nostro corpo, della nostra età e dell’ambito che ci circonda. è così un modo sano per ritrovare se stessi, il proprio tempo e il proprio spazio. La bicicletta è uno strumento contro l’astrazione.

Come si caratterizza l’uso della bicicletta nello spazio metropolitano, in particolare al tempo di una crisi economica che tende a disgregare e a impoverire le città?

In primo luogo siamo di fronte ad esigenze di tipo strettamente economico, ovviamente, ma anche di natura ecologica. La crisi ha vari aspetti e forme, ma io direi che va interpretata principalmente come un’occasione di ricostruzione di uno spazio sociale all’interno della città. I ciclisti hanno tra di loro un rapporto fortemente solidale. Ad esempio a Parigi, dove vivo, quando ho voluto provare per la prima volta una Vélib’ senza conoscerne le modalità di funzionamento del noleggio, ho trovato una solidarietà delle persone anche più giovani che mi hanno spiegato il sistema, ed è stata un’occasione per scambiare opinioni e per chiacchierare. Attorno a questo c’è infatti una socialità molto ben strutturata. Dunque il paradosso è che la bicicletta appare come uno strumento individuale, ma in realtà sviluppa una coscienza condivisa tra coloro che la utilizzano al punto da porsi apertamente come esempio e in un certo senso soccorso per gli altri.

Quale è l’aspetto più interessante di un sistema di noleggio pubblico di biciclette come il Vélib’ di Parigi?

Principalmente direi l’aspetto contrattuale, che è decisamente più seducente dell’ordinario sistema tipico del consumo. Con Vélib’ ciò di cui si ha bisogno lo si misura in termini di tempo, si prende la bicicletta per un’ora o per tutto il giorno. C’è quindi sia un principio economico che di reciprocità. C’è un’etica, ossia un codice di buona condotta che fa sì che gli utenti del servizio si prendano cura dello strumento e questo è a beneficio di tutti. Nel caso generale, ovviamente poi vi sono sempre persone che distruggono le cose, ma nella media funziona bene. E quindi credo che Vélib’ rappresenti una forma di consumo particolare, che tiene conto delle esigenze anche degli altri. Anche in questo caso la bicicletta si pone come un oggetto d’uso e di consumo non strettamente individuale, che coinvolge anche i bisogni altrui.

Come è possibile immaginare un utilizzo utopico della bicicletta e quale la sua forza?

Immaginiamo che tutti utilizzino la bicicletta. Se così fosse vivremmo in un mondo profondamente diverso, e non solo tecnicamente o tecnologicamente, ma socialmente e nelle relazioni tra gli uni e gli altri. Vediamo bene che tutto ciò che esiste oggi come mezzo di comunicazione non è segnato dalla preoccupazione del benessere di tutti.

In particolar modo a Parigi, a partire da una certa età o se si è portatori di handicap prendere la metropolitana non sempre è possibile, in alcuni casi ci sono scale o altri tipi di barriere che lo rendono impossibile. Quindi la metropolitana non adempie completamente al proprio ruolo sociale. Diversamente, per le biciclette si potrebbe immaginare che abbiano, per esempio, dei motori elettrici che non inquinino utilizzabili da chiunque. Ma si è ancora lontani da questo per il momento. Di certo rimango colpito da come in Francia e a Parigi in particolare l’handicap come l’età avanzata siano degli ostacoli reali per circolare liberamente in città, al punto da ostracizzare alcuni individui. L’utopia della bicicletta sarebbe quindi una generalizzazione delle possibilità in modo che ciascuno possa andare per strada prendendo una bicicletta, partire e lasciarla nuovamente dove gli pare, in maniera totalmente naturale. Sartre parlava della naturalezza con cui ci si scambia il fuoco, da sigaretta a sigaretta, e così dovrebbero essere l’uso diffuso della bicicletta. Così immagino l’utopia della bicicletta.

L’uso della bicicletta è un modo per riappropriarsi di un’idea di futuro?

Nella misura in cui la si consideri una sorta di utopia sociale, sì. Detto questo non bisogna sognare. Il futuro dell’umanità è il futuro della scienza e penso d’altra parta che più la scienza potrà svilupparsi, più potrà esser compatibile con la vita di tutti i giorni. Se vi è una finalità umana, questa è quella della conoscenza. La conoscenza dell’universo come la conoscenza intima ed esterna di noi stessi. Certamente la bicicletta è una forma di accesso alla conoscenza, ma una volta che vi sono saliti sopra, gli scienziati devono pur sempre scendere e tornare nei loro laboratori per lavorare e per sperimentare.

Cosa ricorda con più piacere di quando ha imparato ad andare in bicicletta?

I miei ricordi di bicicletta sono soprattutto ricordi di adolescenza. Sono andato parecchio in bicicletta, a partire dagli undici anni quando andavo via da Parigi per raggiungere i miei nonni in vacanza in Bretagna. La bicicletta era una meraviglioso mezzo di scoperta capace di allargare gli orizzonti e di farmi vivere vere e proprie avventure. Non che ci si allontanasse molto dal villaggio, al massimo una trentina di chilometri, ma l’eccitazione e l’emozione della scoperta erano comunque forti. Piccole scoperte, ma pur sempre tali. La bicicletta è stata per me il desiderio di andare a vedere altrove, di scoprire e cercare oltre.

Ha sempre mantenuto l’uso della bicicletta?

Molto onestamente non in maniera sistematica, ma quando hanno installato Vélib’ a Parigi ho avuto la curiosità di capirne il funzionamento e un po’ l’ho utilizzata. Solo che Parigi è un po’ problematica, alcune strade sono un po’ pericolose, spesso si è obbligati a percorrere le medesime corsie degli autobus e dei taxi e ci sono stati anche alcuni incidenti. E spero che la situazioni migliori, che si facciano più piste ciclabili e che s’investa nella sicurezza dei ciclisti, ma in generale non posso definirmi un praticante inveterato della bicicletta.

Cosa si scopre andando in bicicletta?

Prima di tutto l’uso della bicicletta invita alla scoperta dell’esterno, del paesaggio che ci circonda. In bicicletta non siamo obbligati all’interno di itinerari prefissati come capita in città circolando con la metropolitana o con gli autobus. In bicicletta si scoprono percorsi nuovi, scenari inediti appaiono al nostro sguardo, la bicicletta è sì uno strumento di scoperta, ma principalmente di riscoperta geografica. Ma in senso più ampio possiamo dire che andare in bicicletta è un modo per conoscere se stessi. Si fa esperienza della propria forza in modo molto concreto, il rapporto con il proprio corpo può aiutare a capirlo e quindi a migliorarlo. E infine credo che la cosa più positiva sia il poter prendere coscienza della propria età e delle possibilità che questa ancora ci lascia.

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Per Donne sempre di Corsa

Posted by admin On agosto - 29 - 2012 Commenti disabilitati

Sopravvivere ai buoni consigli

 

Le donne, oggi, sono costrette a una vita sempre più frenetica, tra famiglia, lavoro in casa e fuori casa.

Per di più sono bersaglio di richieste sociali esasperate: devono essere eternamente giovani e sexy, alla moda, al top dell’efficienza.

Razionalmente sanno che dovrebbero prendersela con più calma e maggiore filosofia, ma finiscono comunque per farsi schiacciare dal peso delle aspettative, proprie e altrui.

Conseguenza: sono stressantissime. Quante, però, riescono a ritagliarsi una mezz’ora, ogni giorno, per isolarsi da tutto e scaricare la tensione? E quante, invece, dicono: «Lo farò più tardi» per non farlo più?

IL Sorriso_

Posted by admin On luglio - 15 - 2012 Commenti disabilitati

 

 

 

IL SORRISO:UNA CURVA CHE PUO RADDRIZZARE  UN SACCO DI COSE 

(G. E. Keillor)

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Un sorriso non costa nulla e produce molto.
Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante ma nel ricordo può essere eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno e
nessuno è così povero da non meritarlo.
Creatore di felicità in casa, negli affari è un sostegno,
è il segno sensibile dell’amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza,
allo scoraggiamento rinnova il coraggio,
nella tristezza è consolazione,
è l’antidoto naturale di tutte le nostre pene.
Ma è bene che non si possa comprare,
né rubare, né prestare,
poiché solo ha valore nell’istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora chi l’aspettato sorriso
a voi non dona, siate generosi e date il vostro.
Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi ad altri non sa darlo.

Padre Federico Faber -

L INFERNO E IL PARADISO SONO TUTTI E DUE DENTRO DI NOI

(O.WILDE)

 

L'inferno e il paradiso sono tutti e due dentro di noi.

 

IL LINGUAGGIO richiede di essere accordato come un violino.troppe o troppe

poche parole guastano il messaggio

 

(O.Wilde)

 

 


Fa di Te stesso La Tua FORZA

Posted by admin On luglio - 11 - 2012 Commenti disabilitati

AMARSI

La vita ci porta tante volte molte difficoltà, che siano esse di salute economiche e sentimentali.

Amarsi perchè purtroppo la maggior parte dei nostri guai derivano dal fatto che non ci amiamo, stiamo sempre a sentire il giudizio degli altri e pensiamo che sia vero!!! Ma questo è un falso mito! Non voglio dire che bisogna essere egoisti o egocentrici ma semplicemente non TRASCURARSI.

Tutti siamo abili in qualcosa, compreso te che non te ne accorgi perchè sei troppo preso a lamentarti della situazione in cui vivi, a pensare quello mi ha criticato, quello mi ha fatto del male…

La tua strada la vedi camminfacendo e non fermandoti mai dopo aver deciso quello che vuoi. Non cercare risposte fuori di te ma cercale dentro di te, è l’unico posto in cui puoi veramente trovare la verità e la tua forza.

 

Allergie Primaverili

Posted by admin On marzo - 4 - 2012 Commenti disabilitati

E’ primavera! E’ la stagione della rinascita, ma anche e soprattutto quella delle insopportabili allergie ai pollini, non a caso definite allergie primaverili. Possiamo dirlo apertamente: finora, noi popolo di allergici ce la siamo cavata! Le piogge e le temperature non altissime, hanno tenuto lontano i pollini e conseguentemente i fastidiosi sintomi: starnuti continui e nasi gocciolanti, prurito diffuso, occhi rossi e che lacrimano, difficoltà di respirazione ed attacchi d’asma. Insomma quel che basta per rendere difficile la quotidianità. Ma quali sono i pollini che si diffondono in questo periodo?E che fare?

Risponde il prof. Domenico Schiavino docente di AllergologiaImmunologia Clinica dell’Università Cattolica di Roma:

“Questo è il periodo delle graminacee: allergeni molto comuni in Italia perché presenti a tutte le latitudini, benché la loro diffusione sia maggiore al Nord (70-85%) e al Centro (60-75%). La fioritura inizia nel mese di Aprile, per raggiungere il culmine tra Maggio e Giugno. I granuli delle graminacee sono piuttosto grandi e quindi solitamente creano disturbi a carico della mucosa congiuntivale e nasale.

Purtroppo però i problemi non finiscono qui, perché se la primavera ci accompagna con tepore verso il caldo estivo la parietaria e l’alternaria (altri pollini a cui siamo allergici in parecchi!) cominciano a fare capolino già in questi periodi per poi diffondersi abbondantemente fino anche al mese di ottobre! Un’amica allergologa una volta mi ha spiegato che i mutamenti climatici hanno molto influito anche sui luoghi e sulle fioriture delle piante: non esiste più la mezza stagione, neppure per i pollini! E questo non è buono per le persone che soffrono di allergia che dunque rischiano di trovarsi sotto scacco, nella maggior parte dell’anno. La soluzione esiste, ed è il vaccino. Ma attenzione, va fatto in periodi di quiescenza e dunque lontano dalla diffusione dei pollini. Da Ottobre in poi allora per chi soffre delle tipiche allergie primaverili.

E nel frattempo? Ecco i consigli del Prof. Schiavino:

“In questo periodo dell’anno gli allergici ai pollini possono ricorrere solo agli antistaminici, antileucotrienici, cortisonici da spruzzare nel naso o da inalare, può essere utile anche una terapia con broncodilatatore, ma dipende sempre dai casi, da valutare con il medico esperto in allergologia. E’ importante però, una volta superati i sintomi non dimenticarsi della possibilità dei vaccini, oggi disponibili anche in gocce o compresse da sciogliere sotto la lingua, che si possono assumere a domicilio, alquanto privi di effetti collaterali.  Le vaccinazioni vanno però fatte prima della stagione pollinica e per avere risultati concreti devono protrarsi per almeno tre o cinque anni.”

Allergie primaverili: quanto incidono sulla quotidianità?

http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/vaccini/allergie-primaverili-cause-consigli-rimedi/#ViewPollResults

Fonte:: Università Cattolica

allergie - rimedi naturali

Come non invecchiare mai.

Posted by admin On febbraio - 5 - 2012 Commenti disabilitati

Come non invecchiare mai. Usare i nostri pensieri di pura energia

 

Può capitare all’improvviso la vecchiaia, oppure farsi strada lentamente. Se ne sta racchiusa nella sabbia dorata di una clessidra a segnare il tempo, scompigliare dune, beffarsi dei libri di geografia.

Tempo nel tempo per milioni d’attimi di consapevolezza, per anni e anni a far sbocciare un frammento di verità. Le conseguenze del tempo – la vecchiaia – è forse il risultato di credenze, pensieri errati? Se fossimo convinti che non esiste l’invecchiamento resteremo eternamente giovani?  Ma cosa dico ! Un mancamento, un giramento di testa, un aritmia, una fitta nelle giunture delle dita che si deformano, lettere che danzano sul foglio bianco liberate nello spazio privo di gravità, inganni, incertezze, paure. Vecchiaia. E la mente che si erge a giudice per dirimere questioni insipide d’orgoglio e vanità e lo specchio che parla di memorie tanto lontane da stancarci all’istante. Si entra nel labirinto della vecchiaia una mattina senza appuntamento, senza preavviso e non c’è verso di trovar l’uscita. E le cose del mondo appaiono spaventosamente inconsistenti.

La realtà somiglia ad un vuoto senza inizio nè fine. Ed ecco che si solleva il velo su tutte le illusioni, ecco smascherate tutte  le finzioni e finalmente ci si può riposare. A pioggia cadono sassi a frantumare lembi di passato, polverizzare la memoria stessa. Il corpo si arrende a lentezze doloranti, pesano le delusione, i tradimenti che si pensavano dimenticati.  La mente si ribella, s’indigna  prima d’arrendersi all’incontinenza e chiudersi in se stessa. Inopportuni affiorano ricordi di gioventù, momenti di gloria sepolti dagli anni. Visi dimenticati, profumi che sapevano di felicità, d’eterno. Inganni. Cosa resta ora? L’assenza per i più.

Spesso i vecchi diventano cattivi come certi animali allontanati dal branco. Inferociti dall’ingiustizia della fine, spaventati dalla solitudine e dall’isolamento. I vecchi possono divenire bugiardi, violenti, inaffidabili quando hanno vissuto di sola materia, quando non trovano più compensazioni terreni in grado di lenire il loro dolore. I piaceri terreni evaporati; resta in loro una sensazione di fallimento, di fregatura. Dentro ai loro cuori brucia un fuoco che li consuma inesorabilmente. Quella sofferenza non è frutto del loro declino fisico, ma il segno del malessere della loro anima  rimasta tanto a lungo privata di sostentamento.

Anime come piccoli semi di luce che non sono state mai innaffiate.

Quei vecchi non hanno mai conosciuto il piacere del silenzio interiore, non sospettano che esista davvero una voce nel nostro cuore capace di esprimersi limpidamente e di rispondere alle nostre domande, non immaginano la beatitudine, la pace a cui attingere ogni volta che lo si desidera senza nessuno sforzo, la sensazione di libertà, di leggerezza nella mente a cui attingere non solamente quando fa freddo fuori certe sere invernali, non potrebbero credere mai che i pensieri si possono decidere, educare, addomesticare come cagnolini e che la bellezza si può bere, mangiare e che possiede un sapore, un odore, una  vita propria come ogni vivente. Non sarebbero mai in grado di sperimentare il distacco dal dolore fisico con la concentrazione spostata fuori dal corpo, il ribaltamento di certe emozioni nocive in sensazioni di dolce serenità. Questo perchè la vecchiaia si prepara in tempo. La vecchiaia si pensa, s’inventa da giovani, non si può improvvisare.  Nei nostri pensieri vive la vita e la felicità. Nei nostri pensieri vive il dolore e la nocività. Quello che non riusciamo a comprendere sta sul “come” usare i nostri pensieri che sono pura energia. Provare, sperimentare per cambiare noi stessi e il cosmo.

 

 

Altro Cioccolato

Posted by admin On ottobre - 14 - 2011 Commenti disabilitati

Oltre 100 espositori tra artigianato, prodotti biologici e cacao fair trade per l’edizione 2011 di Altrocioccolato, al via venerdì 14 ottobre

 

 

Protagoniste dell’XI edizione di Altrocioccolato, a Castiglione del Lago dal 14 al 16 ottobre, saranno tutte le più importanti realtà del Comes (Commercio Equo e Solidale): presenti, tra gli stand del centro storico lacustre, il Consorzio CTM–Altromercato, il Commercio Alternativo, Liberomondo, Altraqualità, Quetzal, e Equoland che, grazie alla collaborazione dei volontari delle Botteghe del Mondo locali, proporranno sia prodotti alimentari, tra cui innumerevoli qualità e gusti di cioccolato, che artigianato proveniente da Sud America e Africa.

Molti gli appuntamenti con laboratori e degustazioni guidate: oltre agli assaggi con il meglio della produzione della cooperativa sociale Quetzal di Modica, ci sarà la “Fabbrica di Cioccolato Ciocador” di Equoland. Sotto la guida del mastro cioccolatiere Vincenzo, bambini e adulti avranno la possibilità di divertirsi creando con le loro mani dei gustosi cioccolatini, di apprendere la storia del cacao e i segreti della sua lavorazione attraverso tutte le fasi, dal modellaggio fino al confezionamento. E naturalmente, alla fine del laboratorio, ognuno potrà portare a casa il suo “capolavoro”. Il cioccolato utilizzato è di altissima qualità, biologico ed equosolidale, per garantire un prodotto “buono” in tutti i sensi. Saranno oltre 100 gli espositori tra pasticcerie, cioccolaterie e creperie con cioccolato ed altri ingredienti biologici e del fair trade: sarà possibile gustare crepes, churros, waffel farciti con la cioccolata del commercio equo; ancora, cioccolatini e torroni artigianali, bevande al cacao, prodotti da pasticceria sia locali che provenienti da altre zone d’Italia: Torino, Barletta, Sardegna.

 

Quest’anno un’area della mostra mercato sarà dedicata agli espositori del Trasimeno, con prodotti enogastronomici tipici locali, insieme a Genuino Clandestino con i suoi 25 contadini ed artigiani (provenienti anche dalla Sicilia).

Come sempre saranno presenti un gran numero di artigiani, la maggior parte locali, ma anche provenienti dal resto della penisola, che esporranno i loro manufatti, rinomati per qualità e bellezza. Una sezione espositiva sarà dedicata all’ecosostenibile, con prodotti di consumo realizzati in materiale riciclato o utili al risparmio energetico.

Dopo il successo della prima edizione, tornano i Menù di Cioccolato. Dal 14 al 16 ottobre in una dozzina tra bar e ristoranti di Castiglione del Lago sarà possibile degustare pietanze dal sapore equosolidale. Menù confezionati ad hoc, dove gli chef e i barman del Trasimeno accosteranno i prodotti della tradizione umbra al cioccolato equosolidale. Un’iniziativa di Altrocioccolato, in collaborazione con la Confcommercio provinciale di Perugia e la Confesercentidel Trasimeno. Sfogliata fritta al cioccolato con straccetti di pollo, agrumi e amaranto; filetto di maiale al porto con cioccolato amaro; ancora, risotto al mascarpone con grattugiata di cioccolata, solo per citare alcune delle specialità studiate appositamente per la tre giorni di Altrocioccolato. I bar proporranno cocktail e aperitivi con bevande del commercio equo e cioccolato fair trade. Composizioni gastronomiche locali ed equosolidali, dove alla bontà dei piatti si affianca l’aspetto etico legato al cibo. Tutti i menù, infatti, saranno preparati con materie prime selezionate per garantire qualità e bontà. Anche quest’anno spazio alla sperimentazione: l’iniziativa, nata nella passata edizione di Altrocioccolato, torna con l’obiettivo di proporre agli amanti del buon mangiare abbinamenti unici ed etici.


http://www.altrocioccolato.it/
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