10
December , 2018
Monday

Notiziario TMC

Notiziario di informazione di musica e danza curato da M.Piscitelli

I Grandi Pianisti

Postato da admin il dicembre - 4 - 2010


ALDO CICCOLINI


Aldo Ciccolini è nato a Napoli dove studiò pianoforte con Paolo Denza e composizione con Achille Longo. Fu curiosamente ammesso precocemente, a soli nove anni, allo studio della composizione e si formò alternando uno scrupoloso studio della dodecafonia agli studi accademici tradizionali[1]. Questo fu possibile (all’epoca, per essere ammessi allo studio della composizione occorrevano diversi requisiti, comprendenti la maggiore età e l’aver acquisito almeno un titolo inferiore di strumento) grazie a una delega direttoriale di Francesco Cilea, all’epoca direttore del Conservatorio di Napoli, accompagnata da una richiesta formale dello stesso Achille Longo. L’alta considerazione del maestro per il suo giovane pupillo fece sì che una melodia per canto e piano di quest’ultimo venisse inclusa, interamente, a titolo di esempio e a conclusione, nel libro del Longo di melodie e canti edito da Ricordi

Successivamente completò i suoi studi pianistici con Marguerite Long ed Alfred CortotParigi. Ereditò, dai suoi docenti, gli insegnamenti di Ferruccio Busoni e di Liszt. Debuttò alTeatro San Carlo nel 1941 all’età di 16 anni. Nel 1949 vinse il Concorso internazionale Marguerite-Long-Jacques-ThibaudParigi. Ha collaborato con i direttori d’orchestra più noti, come Wilhelm FurtwänglerErnest AnsermetAndré CluytensDimitri MitropoulosCharles MünchLorin MaazelCarlos KleiberGeorges PrêtreJean MartinonPierre Monteux, e con la soprano Elisabeth Schwarzkopf.

Cittadino francese dal 1969, ha insegnato al Conservatoire de Paris dal 1970 al 1988, scoprendo la sua vocazione di didatta a cui è rimasto sempre fedele e dedicandosi con rigore e generosità alla formazione delle nuove generazioni


VLADIMIR HOROWITZ
“>

Nacque nel 1903 da una famiglia ebraica, anche se in molti documenti e testi è riportato l’anno 1904. Il padre falsificò infatti la sua data di nascita, affinché Vladimir non fosse chiamato al servizio militare (cosa rischiosa per le mani del pianista).

Fin da piccolo mostrò precocissime doti musicali, imparando le prime nozioni pianistiche dalla madre Sophie, e avendo tra i suoi maestri Blumenfeld. Dopo il suo ingresso in conservatorio, suonò, all’età di 11 anni, per Alexander Scriabin, e si diplomò a 16 anni suonando il terzo concerto di Sergej Rachmaninov.

Questo fu l’inizio di una carriera eccezionale, che lo portò a suonare nelle più prestigiose sale del mondo, quali la Carnegie HallLa Scala e il Musikverein, con i migliori direttori d’orchestra (tra cui ToscaniniOrmandyGiulini). Nel 1928, dopo il suo debutto a New York con il primo concerto di Pëtr Il’ič Čajkovskij, Horowitz suonò insieme a Rachmaninov, restando suo intimo amico fino alla morte del compositore (1943).

Nell’ottobre del 1932 eseguì al Carnegie Hall di New York il concerto “Imperatore” di Beethoven sotto la direzione di Toscanini. Questo evento segnò l’inizio di una stretta collaborazione tra i due musicisti. Nel 1933 Horowitz sposò la figlia di Toscanini, Wanda.

Le sue incisioni di ChopinLisztRachmaninovScriabinProkofiev hanno fatto storia. Il suo stile e la sua tecnica pianistica rimangono qualcosa di inimitabile, in quanto frutto di un controllo assoluto, di un rapporto organico con lo strumento e soprattutto di un’inventiva che si manifestava ad ogni nuova esecuzione, spingendolo ad offrire sempre nuove interpretazioni delle pagine pianistiche favorite.

Caratteristico del suo stile pianistico è l’uso ridottissimo del pedale di risonanza, che mette in luce le minime sfumature dinamiche, di fraseggio e di tocco. Altrettanto celebri sono i suoi rubati, calibrati in modo perfetto eppure sempre diversi, che ne fanno uno dei maggiori interpreti della musica di Chopin.

La grande presenza scenica e la comunicativa estroversa (nonostante Horowitz abbia attraversato periodi di profonda depressione che lo tennero per lungo tempo lontano dalle scene, anche a causa della sua omosessualità repressa suscitarono grande entusiasmo nelle platee di tutto il mondo. Horowitz, in contrapposizione ad artisti che, come Glenn Gould, rifuggivano il contatto con il pubblico, dava il meglio di sé proprio nelle esecuzioni pubbliche, come nella memorabile tournée del 1986, quando fece un trionfale ritorno in Russia.

Durante la vecchiaia, Horowitz non ha mai smesso di suonare e di incidere, dedicandosi a quello che secondo lui era il più grande compositore della storia: Mozart.

È morto il 5 novembre 1989 per un attacco cardiaco. È sepolto al cimitero monumentale di Milano, nella tomba della famiglia Toscanini.

NICCOLO PAGANINI

“>

Nato a Genova nel 1782 da una modesta famiglia originaria di Carro (), il padre Antonio faceva imballaggi al porto ed era appassionato di musica. Con la madre Teresa, abitavano in Vico Fosse del Colle, al Passo della Gatta Mora, un caruggio di Genova.

Fin dalla più giovane età Niccolò apprese dal padre le prime nozioni di musica sul mandolino e, in seguito, fu indirizzato sempre dal padre allo studio del violino. Non a torto il Paganini è considerato autodidatta, in quanto i suoi due maestri furono di scarso valore e non ricevette che una trentina di lezioni di composizione da Gaspare Ghiretti. Malgrado ciò, all’età di 12 anni, già si faceva ascoltare nelle Chiese di Genova e diede un concerto nel 1795 al teatro di Sant’Agostino, eseguendo delle sue variazioni sull’aria piemontese “La Carmagnola“, per chitarra e violino, andate perdute, finché il padre lo condusse a Parma nel 1796, all’età di 14 anni. A Parma, Niccolò si ammalò di polmonite che venne curata col salasso, che lo indeboliva e lo costrinse ad un periodo di riposo nella casa paterna a Romairone, in val Polcevera, vicino a San Quirico. Qui arriva a studiare fino a 10-12 ore al giorno su un violino costruito dal Guarneri [1], regalato da un ammiratore di Parma. Paganini imitava i suoni naturali, il canto degli uccelli, i versi degli animali, i timbri degli strumenti, come ilflauto, la tromba e il corno. Dopo diede dei concerti nell’Italia Settentrionale e in Toscana. Raggiunta una portentosa abilità, andò di nuovo in Toscana, dove ottenne le più clamorose accoglienze.
Nel 1801, all’età di 19 anni, interruppe la propria attività di concertista, e si dedicò per qualche tempo all’agricoltura e allo studio della chitarra.
In breve tempo diventò virtuoso anche di chitarra e scrisse molte sonate, variazioni, e concerti non pubblicati; insoddisfatto si mise a scrivere sonate per violino e chitarra, trii, quartetti in unione agli strumenti ad arco.
Paganini scriveva per chitarra a sei corde che in quel periodo soppiantò quella “spagnola” a nove corde (quattro doppie e una singola nella parte alta detta cantino) e questo spiega il suo estro negli scoppiettanti pizzicati sul violino.
Alla fine del 1804, all’età di 22 anni, riapparve a Genova ma tornò a Lucca, l’anno successivo, dove accettò il posto di primo violino solista alla corte della principessa Elisa (detta Marianna) Baciocchi, sorella di Napoleone. Quando la corte si trasferì a Firenze nel 1809 Paganini la seguì, ma per un banale incidente se ne allontanò e non volle più tornarvi, malgrado i numerosi inviti. A Torino, fu invitato a suonare nel castello di Stupinigi da un’altra parente di Napoleone, Paolina Borghes

Per promuovere l’attività concertistica dei violinisti debuttanti, dal 1954 per 51 edizioni si è svolto annualmente (ora solo negli anni pari) aGenova, nel mese di ottobre, presso il Teatro Carlo Felice, il Premio Paganini.
Il concorso, di notevole difficoltà (al punto che talvolta il premio non viene assegnato), è articolato in 3 fasi e nelle prime 2 l’ingresso in teatro è libero ed è possibile ascoltare vari pezzi per violino solo, con accompagnamento di pianoforte e nella finale concerto con orchestra. I 6 finalisti vengono premiati e il 12 ottobre al vincitore è concesso l’onore di suonare il “Cannone”, il famoso violino di Paganini, costruito nel 1743 dal liutaio Bartolomeo Giuseppe Guarneri, lasciato dal musicista alla sua città natale.

Nella sua vita, Paganini percorse l’Italia tre volte, facendosi applaudire in numerose città. La prima di queste città fu Milano, dove era particolarmente amato, nel 1813, a 31 anni, il 29 ottobre, al teatro Carcano, i critici lo acclamarono primo violinista al mondo. Qui nel giro di diversi anni diede 37 concerti, in parte alla Scala e in parte al Carcano.
Nel marzo 1816 trionfò nella sfida lanciatagli da Charles Philippe Lafont e due anni dopo ripeté il trionfo in confronto con Karol Lipiński. Strinse amicizia con Gioachino Rossini e conLouis Spohr. Nel 1817, a 35 anni suonò a Roma, suscitando una tale impressione che il Metternich lo invitò a Vienna. Ma fin da allora, le precarie condizioni di salute, gli impedirono di realizzare subito quel progetto.
Invece andò al Sud, a Palermo, dove nel 1825, vide la luce Achille, il figlio avuto con una cantante del coro, Antonia Bianchi. Paganini volle così bene a questo figlio illegittimo che per averlo dovette acquistarlo per 2.000 scudi dalla madre e poi farselo riconoscere, manipolando le sue conoscenze altolocate.
Nel 1828 finalmente andò a Vienna, dove le lodi ai suoi concerti furono unanimi. L’Imperatore Francesco II lo nominò suo virtuoso di camera.
Dopo aver dato 20 concerti a Vienna, si recò a Praga dove sorsero aspre discussioni sul suo valore.

Compose anche dal 1817 al 1830 sei concerti per violino ed orchestra (famosissimo il finale del secondo detto La Campanella); ritornato a Genova nel 1832 iniziò la composizione dei famosi Capricci per violino e nel 1834, una sonata per la grande viola, variazioni su temi di SüssmayrGioachino Rossini, serenate, notturni, tarantelle.

SERGEI RACHMANINOFF

“>

L’ultimo dei romantici: con questa semplice espressione si può forse riassumere la personalità del compositore russo, musicista sensibile sopravvissuto agli sconvolgimenti armonici del primo Novecento; artista rimasto legato in un certo senso al mondo del passato è riuscito però a rinnovarlo e ad innervarlo di nuovi sapori come nessuno prima di lui. Creatore di atmosfere indimenticabili, di struggente e melanconica cantabilità, Sergei Vasilyevich Rachmaninoff (ma nella traslitterazione dal cirillico il suo cognome si può tradurre anche come Rachmaninov), nasce il giorno 1 aprile 1873. Viene al mondo nella proprietà della famiglia numerosa, in Oneg, nella campagna di Novgorod. Oltre ai genitori(Lubov Boutakov e Vasily Rachmaninoff, un ex-ufficiale dell’esercito russo), aveva anche due sorelle più grandi, Elena e Sophia, e un fratello maggiore, Vladimir.

La musica è parte della tradizione di famiglia: sia il padre che il nonno di Rachmaninoff avevano suonato il piano. Alexander Siloti, il cugino del futuro compositore, era già un pianista famoso e stava diventando molto conosciuto proprio nel periodo in cui nasce Sergei.
All’età di sei anni l’artista in erba segue la sua prima lezione di piano con Anna Ornatsky, insegnante del conservatorio di San Pietroburgo. A questo proposito è bene ricordare che Rachmaninoff è stato anche un enorme virtuoso del suo strumento. Ci rimangono alcune sue incisioni di suoi pezzi o di composizioni di compositori del passato (su tutti: Chopin), che dimostrano un geniale approccio allo strumento e una visionaria tempra d’interprete.

La stessa Ornatsky, impressionata dalla naturale abilità del piccolo, lo raccomanda per una borsa di studio al conservatorio di San Pietroburgo nel 1881. Dall’età di nove anni inizia formalmente le lezioni al conservatorio, poi diventate l’interesse principale, oltre ai giochi con gli amici (marinava addirittura la scuola, con grave nocumento del rendimento).

Suo padre intanto disperde tutto il patrimonio della famiglia lasciando Lubov e i bambini quasi in miseria. Senza soldi e con la minaccia che il figlio potesse essere espulso dal conservatorio, Lubov chiede aiuto ad Alexander Siloti. Si decide così che Sergei avrebbe continuato a studiare grazie al mecenate, ma questa volta al conservatorio di Mosca, dove diviene allievo di Nikolai Zverev.
Questi era conosciuto come rigido didatta e i suoi duri piani giornalieri resero in poco tempo il giovane Rachmaninoff calmo e disciplinato.

Le dure serate musicali alle quali partecipano molti dei musicisti russi sono combinate con l’inflessibile regime vigente in Russia. Ma c’è ben altro per cui il musicista dovette esser grato a Zverev: presso il suo salotto ebbe infatti modo di conoscere Chaikovsky con cui Rachmaninoff strinse subito una forte amicizia e che ebbe un’influenza importantissima sui suoi anni giovanili.

Sotto le direttive di Sergei Taneyev e Anton Arensky (altri due validi compositori, oggi ingiustamente dimenticati malgrado le ottime pagine presenti nel loro catalogo), si perfeziona nel contrappunto e nell’armonia, iniziando fra l’altro a scrivere composizioni personali. Di queste le migliori sono il “tone poem” Prince Rostslav e il suo Primo Concerto per Pianoforte, che già mette in luce alcune sue caratteristiche (fra tutte, come detto, un forte senso melodico).
In questo periodo, vedono la luce anche alcuni pezzi per pianoforte e alcune canzoni. Ben presto il comporre diviene una vera e propria necessità.

Questo aspetto inedito della sua personalità non piace a Zverev, convinto che sia solo uno spreco del suo talento alla tastiera. I due non giungeranno mai ad un accordo e così Rachmaninoff si trasferisce nella classe di suo cugino, il benemerito Alexander Siloti. Ma Sergei scalpita: chiede di fare il suo esame finale anticipando di un anno, in modo da uscire in fretta dall’ambiente forse un po’ asfittico del Conservatorio. Nel 1891 sbalordisce la commissione d’esame con alcune magistrali esecuzioni, che lo laurea a pieni voti.

Sempre più assorbito dalla composizione va avanti a studiare teoria musicale all’interno di quella prestigiosa istituzione. Per il diploma di composizione porta “Aleko”, la sua unica opera lirica, scritta in quindici giorni e acclamata dalla giuria. L’opera ottiene anche la Great Gold Medal.
Nello stesso periodo compone anche il celebre Preludio in Do Diesis Minore, brano pianistico a cui il suo nome è tuttora legato in modo indissolubile.

Ormai per il giovane musicista è ora di fare il grande passo verso il professionismo. Conosce Karl Gutheil, editore in cerca di nuove composizioni che compra una manciata di sue composizioni, inclusa “Aleko” e il Preludio. Il successo commerciale è entusiasmante: Rachmaninoff può cominciare a toccare con mano i frutti del suo lavoro. Gutheil rimase l’editore di Rachmaninoff fino alla morte, avvenuta nel 1943.

Verso la fine dell’Ottocento la fama di questo musicista russo dall’invenzione melodica sopraffina si espande in tutto il mondo, attraendo l’attenzione non solo del pubblico ma anche, di conseguenza, quello dei giornalisti. Uno di questi in particolare, il critico e compositore francese Cesar Cui, un giorno fa visita alla dacia di Rachmaninoff a Ivanokva e compone sotto i suoi occhi una breve melodia: chiede un parere all’esterrefatto Rachmaninoff il quale, senza troppi complimenti, risponde con un secco ‘no’. La decisione di non illudere Cui si risolve purtroppo in continui e duri attacchi critici nei confronti delle performance di Rachmaninoff.

Nel gennaio 1895 inizia a pensare al suo primo lavoro orchestrale, la Prima Sinfonia. La composizione dell’opera richiederà otto mesi di duro lavoro e verrà eseguita prima assoluta a San Pietroburgo, cinque giorni prima del ventiquattresimo compleanno di Rachmaninoff.
Il concerto si risolve in un vero disastro, la composizione viene accolta malissimo, ferendo il giovane Sergei nel profondo. Esce da questa esperienza semplicemente distrutto. Colpa della dèbacle è forse anche da attribuire all’illustre Glazunov, il direttore d’orchestra di quella Prima. Pare infatti che quella sera fosse ubriaco, tanto che a fine concerto Sergei andò in camerino e disse “Sono sorpreso che un uomo di un così grande talento possa condurre così male“. La cosa non sorprende se pensiamo che Glazunov era un uomo che nascondeva bottiglie di liquore dietro alla cattedra durante le lezioni al conservatorio, bevendole di nascosto attraverso una cannuccia (notizie che arrivano da Shostakovich, il quale ebbe la ventura di essere un suo allievo).

Di fatto quei fischi gettano Rachmaninoff nella più cupa depressione. Non sembra in grado di riprendersi e gli anni seguenti vedono un preoccupante inaridirsi della vena creativa.
Tuttavia l’attività musicale rimane sempre ai massimi livelli. Ottenuta una posizione importante in un teatro privato di Mosca, conduce rappresentazioni di Gluck, Serov, della “Carmen” di Bizet e della “dama di Picche” del suo idolo, Chaikovsky.

Il suo talento come conduttore è riconosciuto da tutti, anche se in Occidente il suo nome è poco conosciuto. Come direttore d’orchestra fa la sua prima comparsa a Londra nel 1899, dove esegue per l’occasione il suo stupendo poema sinfonico “The Rock”, concedendo alcuni bis al pianoforte: suona il suo Preludio in do diesis e la commovente “Elegia”.

Questi nuovi successi e l’aiuto degli amici che lo circondano donano nuova energia al compositore; qualcuno afferma che Rachmaninoff in quel periodo si sottoponesse anche a sedute di ipnosi per riconquistare la fiducia in se stesso.

Più deciso di prima riprene a comporre. Scrive gli abbozzi per il Secondo Concerto per pianoforte, che completerà nell’Ottobre del 1901. Si tratta di un capolavoro, anche se è musica per certi versi fuori dalle temperie culturali che agitavano le menti artistiche più all’avanguardia (basti pensare che in quegli stessi anni operava in Francia un certo Debussy).

. Tutte opere accolte con calore, soprattutto in Occidente e negli Stati Uniti, dove riesce a crearsi un nome anche come strumentista.

Questo successo occidentale si riflette positivamente anche sulla sua carriera in Russia, dove ben presto diventa uno dei compositori più stimati.
Dopo la rivoluzione d’Ottobre del 1917 Rachmaninoff comincia a trovare insopportabile l’atmosfera che si respira in Russia; ciò lo spinge a lasciare la sua amata terra.
Virtualmente senza danaro e con la consapevolezza che la proprietà della sua famiglia è stata demolita dai rivoluzionari, decide con la famiglia di lasciare i tumulti di Russia.

Con un repertorio che consisteva delle composizioni proprie e alcune di ChopinLiszt e Chaikovsky, accetta offerte per esibirsi un po’ in tutto il mondo (anche se il suo terreno d’elezione, in questo, furono sempre gli Stati Uniti).
Passò così i successivi 25 anni studiando per ampliare il repertorio e vivendo la vita del pianista internazionale, con l’involontario ma deleterio risultato di poter comporre sempre meno.

Oggi la sua produzione è finalmente riconosciuta per il suo valore, anche se
sono ancora tante le opere di questo eccelso musicista che meriterebbero di venir divulgate.
Sergei Rachmaninoff muore a Beverly Hills il 28 marzo 1943.

MAURIZIO POLLINI
“>

Considerato uno dei più grandi pianisti della nostra epoca,è particolarmente famoso per le sue interpretazioni di BeethovenSchubertChopinSchoenberg, e Webern. Ha frequentato spesso anche compositori del periodo classico, come Wolfgang Amadeus Mozart, romantico e tardo-romantico, in particolare SchumannLisztBrahms.

Si è spesso cimentato nell’esecuzione di opere di autori moderni come Pierre BoulezLuigi NonoKarlheinz Stockhausen, e importanti composizioni di musica moderna sono state scritte espressamente per lui; fra le più note si possono ricordare …Sofferte onde serene… di Nono, Masse: omaggio a Edgard Varèse di Giacomo Manzoni e la quinta sonata diSalvatore Sciarrino.

Pollini è noto per la sua tecnica sopraffina e l’assoluta padronanza dello strumento. Nell’arco della sua carriera, ha concentrato l’attenzione sulla limpidezza e la perfezione della qualità del suono, e ha effettuato una profonda ricerca sui dettagli interpretativi, anche minimi, dei compositori che ha affrontato. In alcune occasioni, gli è stata rimproverata una certa freddezza nell’interpretazione (dovuta probabilmente ad un eccessivo lavoro sulla tecnica), ma le esecuzioni degli anni più recenti hanno mostrato una sempre più convincente forza espressiva. Come direttore, ha diretto sia musica operistica sia sinfonica, anche dirigendo dal pianoforte nel caso di concerti per pianoforte.

La sua prima incisione per la Deutsche Grammophon, nel 1971 – che includeva i Tre Movimenti da “Petrushka” di Stravinskij e la Settima Sonata di Prokof’ev – è tuttora considerata una pietra miliare della discografia pianistica del XX Secolo. Da allora, è sempre stato uno dei pianisti di punta della casa discografica tedesca.

Nel 1985, in occasione del tricentenario di Bach, ha suonato l’intero primo libro del Clavicembalo ben temperato. Nel 1987, a New York, ha eseguito tutti i concerti per piano di Beethoven con l’Orchestra Filarmonica di Vienna diretta da Claudio Abbado, ricevendo nell’occasione l’Ehrenring, l’anello onorario dell’orchestra. Fra il 1993 e il ’94 ha suonato l’intero programma di sonate per pianoforte di Beethoven a Berlino e Monaco, e successivamente anche a New York, Milano, Parigi, Londra e Vienna. Al Festival di Salisburgo del 1995 ha inaugurato il “Progetto Pollini”, una serie di concerti nei quali sono stati sovrapposti nuovi e vecchi lavori. Un’esperienza analoga è stata compiuta alla Carnegie Hall fra il 2000 e il2001, con “Prospettive: Maurizio Pollini”. Nel 1996 ha ricevuto il prestigioso Premio Musicale Ernst von Siemens e nel 1999 il premio “Una vita per la musica”Venezia.

Molte registrazioni fatte da Deutsche Grammophon hanno ottenuto le più alte ricompense.

Nel 2000, durante il Festival Pianistico Internazionale “Arturo Benedetti Michelangeli di BresciaBergamo, è stato il primo artista a vincere il premio “Arturo Benedetti Michelangeli”.

Nel 2001 la Deutsche Grammophon ha realizzato un’edizione speciale commemorativa in 13 CD per celebrare il sessantesimo compleanno del pianista.[2] Nel 2007 Pollini ha ricevuto il Grammy Award per la “Miglior interpretazione strumentale solista (senza orchestra)”, per la sua registrazione dei Notturni di Chopin (sempre con la Deutsche Grammophon).prenota medio

Comments are closed.

© 2010 Notiziario TMC