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Gianfranco Fini
Gianfranco Fini

In carica
Inizio mandato
dal 30 aprile 2008
Predecessore Fausto Bertinotti

Durata mandato
18 novembre 2004 – 17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Franco Frattini
Successore Massimo D'Alema

Durata mandato
11 giugno 2001 – 17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Nessuno
Successore Massimo D'Alema
Francesco Rutelli

Presidente di Alleanza Nazionale
Durata mandato
27 gennaio 1995 – 11 maggio 2008
Predecessore Fondazione del Partito
Successore Ignazio La Russa (reggente)

Partito politico MSI (1968-1995)
AN (1995-2009)
PDL (2009-2010)
Futuro e Libertà per l'Italia (2010)
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
on. Gianfranco Fini
[[File:|200px|Gianfranco Fini]]
Luogo nascita Bologna, bandiera Italia
Data nascita 3 gennaio 1952 (1952-01-03) (58 anni)
Titolo di studio laurea in pedagogia
Professione politico e giornalista
Partito AN - Il Popolo della Libertà - Futuro e Libertà. Per l'Italia
Legislatura IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia
Coalizione
Circoscrizione XI (Emilia-Romagna)
senatore a vita
Incarichi parlamentari

Pagina istituzionale

Gianfranco Fini (Bologna, 3 gennaio 1952) è un politico italiano, attuale presidente della Camera dei deputati.

È stato segretario del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, nonché presidente di Alleanza Nazionale per tredici anni, dalla fondazione nel 1995 fino al 2008, quando ne ha promosso lo scioglimento nel nuovo partito di centrodestra del Popolo della Libertà, da lui fondato assieme a Silvio Berlusconi. Viene di fatto espulso dal PdL per "incompatibilità" nel luglio 2010 ed aderisce al gruppo da lui fondato Futuro e Libertà per l'Italia l'8 settembre 2010 dopo il discorso alla Festa Tricolore di Mirabello.

Ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III; nel III è stato anche ministro degli Affari Esteri.

Dal 30 aprile 2008 è Presidente della Camera dei deputati. Presiede la Fondazione Farefuturo[1].

Indice

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Biografia [modifica]

Origini familiari [modifica]

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Il padre, Argenio Fini (Bologna, 1923 - Roma, 1998), detto Sergio, fu volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto all'Associazione nazionale dei combattenti. Argenio Fini, prima dell'ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Partito Socialista Democratico Italiano, ma dopo l'iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò l'impegno politico, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera: prima presso l'Agip poi per più di quindici anni operò in Libia per conto dell'olandese Shell.

La madre, Erminia Marani (Ferrara, 1926 - Roma, 2008), era figlia di Antonio Marani, ferrarese, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino assassinato a vent'anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945. Il nonno paterno, morto nel 1970, faceva parte del partito comunista, e fu per lunghi anni segretario di una sezione provinciale dello stesso.

Vicende personali [modifica]

Negli anni '80 incontra Daniela Di Sotto, allora moglie di Sergio Mariani, amico e dirigente del partito. Mariani tenterà il suicidio poco dopo[2] [3]. La signora Di Sotto si separa dal marito per unirsi a Fini. Nel 1985 nasce Giuliana, la loro unica figlia. Si sposa con Daniela ma con rito civile tre anni più tardi, a Marino. Nel giugno 2007, Fini annuncia la separazione dalla moglie.

Dopo la separazione, viene resa pubblica la relazione con l'avvocato Elisabetta Tulliani. Dalla relazione sono nate le figlie Carolina e Martina.

Sergio Mariani partecipa alla Festa Tricolore del 2010, la prima di Futuro e Libertà per l'Italia[4].

Carriera politica [modifica]

Dall'inizio dell'impegno politico al ruolo di delfino di Giorgio Almirante [modifica]

Gianfranco Fini frequentò l'istituto magistrale "Laura Bassi". Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si ritrovò coinvolto in alcuni scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra stava contestando la proiezione del film sul Vietnam Berretti verdi, episodio che lo spinse ad iscriversi alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un'intervista:[5]


« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »

(Gianfranco Fini, da un'intervista del 9 ottobre 2004)
Fini seduto, ad un corso nazionale del Fronte della Gioventù a Montesilvano nel 1980, insieme a Giorgio Almirante, con a destra gli allora dirigente nazionali del FdG Maurizio Gasparri e, seduto, Almerigo Grilz

Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.

Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma. Nell'agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona, poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà di Giorgio Almirante. Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, d'autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario.

Nel frattempo aveva conseguito la laurea in pedagogia ed era diventato collaboratore al quotidiano di partito Secolo d'Italia. In quegli anni diresse anche il quindicinale del FdG "Dissenso". Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista.

Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Rieletto nel 1987, nel settembre dello stesso anno alla festa del partito a Mirabello, Almirante lo candidò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

Secondo un retroscena emerso nel 2009, Almirante avrebbe pensato sin dal 1980 a individuare una persona «giovane, non fascista, non nostalgica, che creda, come ormai credo anch'io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il Msi può avere un futuro».[6]

Dal MSI-DN ad AN [modifica]

Gianfranco Fini sconfigge nel congresso di Sorrento l'ala di sinistra e movimentista dell'allora Msi, di Pino Rauti e Franco Servello, e viene eletto segretario del partito.

Il 22 maggio 1988 scompare Giorgio Almirante.

Rimane alla segreteria nazionale del MSI, fino al gennaio 1990 quando al successivo congresso di Rimini viene eletto Rauti, che l'anno successivo subì una forte sconfitta elettorale alle amministrative e alle regionali in Sicilia. Il Comitato centrale riporta Fini segretario a partire dal luglio del 1991, e là resterà fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995, con la svolta di Fiuggi: in questa occasione diviene Presidente di Alleanza Nazionale (AN), frutto di un'iniziativa di Tatarella e Urso nata nel 1993.

Nell'autunno del 1993, Gianfranco Fini decide di correre per la carica di sindaco di Roma, arrivando al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Per la prima volta un esponente del MSI riceve un largo supporto. L'imprenditore Silvio Berlusconi, non ancora attivo protagonista della politica italiana, a Casalecchio affermò in quella occasione la propria scelta elettorale ribadendo che: "Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini" [7].

Ormai la sua ascesa politica è avviata. Dopo le vittoriose elezioni politiche del 1994, anche se Fini non farà personalmente parte del governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica l'esecutivo conterà quattro ministri appartenenti al suo partito, tra cui il vice presidente del Consiglio "Pinuccio" Giuseppe Tatarella.

La svolta nel congresso di Fiuggi (25-29 gennaio 1995) segna una radicale trasformazione del MSI con l'assunzione della carica di Presidente di Alleanza Nazionale,al posto del precedente Coordinatore Adolfo Urso. Decisiva la distanza netta dal fascismo. Rauti, Erra, Staiti e pochi altri vanno via dal partito per fondare il MS Fiamma Tricolore.

Gianfranco Fini è stato rieletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione XV (LAZIO 1), Collegio 24 Roma-Della Vittoria. Era stato eletto deputato anche nelle legislature IX, X, XI, XII, XIII, XIV e XV.

L'esperienza di governo [modifica]

Gianfranco Fini nel 2004.

Dal 2001 al 2006 ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, del quale è stato anche ministro degli Esteri a partire dal novembre 2004 al posto di Franco Frattini, dopo che questi era entrato nella Commissione Europea. Nel febbraio del 2002 è stato nominato rappresentante del governo italiano alla Convenzione europea, per la stesura della bozza di costituzione europea.

A lui si deve tra l'altro la Legge Bossi-Fini sulla regolamentazione degli extracomunitari, legge molto contestata e dalla quale tramite alcune sue ultime dichiarazioni sembra essersi discostato.

Nel febbraio 2006 fa approvare una modifica al D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), la cosiddetta Legge Fini-Giovanardi, inserita nel pacchetto sicurezza per i XX Giochi olimpici invernali svoltisi a Torino nel 2006. Questa abolisce la distinzione giuridica tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina e punisce in base alla quantità di principio attivo contenuto nelle droghe.

A norma dell'art. 75 del predetto T.U., per l'uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto: la sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d'armi. La coltivazione di una singola pianta di cannabis potrebbe essere ora punita con la reclusione da uno a sei anni.

Verso il Popolo della Libertà [modifica]

Gianfranco Fini e il suo partito hanno ritrovato l'unità e la concordia nell'estate del 2005, all'indomani di un' Assemblea Nazionale che gli ha riconfermato la fiducia e ha deliberato lo scioglimento delle correnti interne, proprio in nome dell'unità. In vista delle elezioni politiche italiane del 2006 per la prima volta il suo cognome è comparso nel simbolo elettorale di AN, così come era stato richiesto da alcuni suoi sostenitori.

Nell'estate del 2006 ha, inoltre, annunciato l'imminente eliminazione della fiamma e della scritta "M.S.I." dal simbolo di Alleanza Nazionale [8], ponendo come termine ultimo le elezioni europee del 2009. Questa dichiarazione segna l'atto conclusivo di un'azione di rinnovamento dell'identità del partito, già avviata nel 1995 a Fiuggi, volta a scrollarsi l'eredità del Fascismo e rendendo così Alleanza Nazionale un partito esponente di una destra moderata e moderna, soprattutto in vista di una possibile fusione col partito di Forza Italia.

Nella corso della XV legislatura hanno fatto discutere le sue posizioni sul tema della fecondazione assistita, che sono sembrate in contrasto con lo spirito conservatore di An: in particolare, l'annuncio del voto favorevole (tre sì e un no) ai referendum sulla stessa del giugno 2005. Nel dicembre 2006 ha dichiarato la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali:


« Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un'unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. »

(Gianfranco Fini)

In ogni caso si è detto contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i DICO).

A fine gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell'UDC.

Dopo la nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di auspicare una nuova legge elettorale alla tedesca (cioè proporzionale con sbarramento), Fini in un primo tempo riferì che An non vi avrebbe fatto parte, giudicando confuso e superficiale il modo in cui il PdL era nato, e manifestando così un aperto dissenso verso l'alleato della ormai "ex coalizione".

Due mesi dopo, tuttavia, la caduta del governo Prodi lo fa riavvicinare a Berlusconi, con cui si accorda per presentare alle imminenti elezioni del 13 e 14 aprile, An e FI sotto il simbolo del Popolo della Libertà, passo iniziale per la costruzione di un unico soggetto politico di centrodestra. Così egli spiega perché ha scelto di far aderire An al neonato Popolo delle Libertà, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi: [9]


« È cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell'urna il 13 e 14 aprile. »


Intesa ratificata all'unanimità all'Assemblea nazionale del suo partito del 15 febbraio 2008.

Presidente della Camera della XVI Legislatura [modifica]

Gianfranco Fini al Quirinale

Dopo la vittoria elettorale del 14 aprile 2008, il 30 aprile 2008 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati della XVI legislatura, al quarto scrutinio con 335 voti, su 611 votanti e maggioranza richiesta di 306 voti. Con l'elezione annuncia di lasciare la presidenza di An, la cui reggenza viene affidata l'11 maggio 2008 ad Ignazio La Russa, nell'attesa del congresso che porterà alla nascita ufficiale del partito del Popolo della Libertà.

Nell'occasione, commentando l'omaggio che il presidente Giorgio Napolitano aveva rivolto pochi giorni prima a tutte le vittime del terrorismo, senza distinzione tra quelle di destra e sinistra, Fini ha sostenuto «la chiusura del dopoguerra», «la fine della frattura della destra con la società», «il superamento della condizione di minorità»:[10]


« Si onorano i nostri morti, la nostra politica diventa centrale. È la dimostrazione che abbiamo davvero vinto. »

(Gianfranco Fini all'Assemblea Nazionale di An, 11 maggio 2008)

Nel suo discorso di insediamento al vertice di Montecitorio Fini si è richiamato alle festività del 25 aprile e del 1º maggio affermando che «celebrare la ritrovata libertà dell'Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi». Fini ha inoltre fatto riferimento al superamento degli schemi ideologici del passato, ammonendo che «un'insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tutt'ora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale». Centrale è stato il passaggio sui temi da affrontare per il nuovo Parlamento, in cui Fini ha detto che «la XVI dovrà essere davvero una legislatura Costituente». Ha quindi reso omaggio al tricolore e agli ex-presidenti della Repubblica Cossiga e Ciampi.

Pochi giorni dopo la sua elezione, a proposito del pestaggio a opera di alcuni naziskin a Verona, che portò alla morte del giovane Nicola Tommasoli, e delle bandiere di Israele bruciate da giovani dei centri sociali durante la manifestazione del 1º maggio 2008 a Torino, Fini, pur premettendo che si tratta di "fenomeni non paragonabili”, ha sostenuto, suscitando reazioni polemiche, che l'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista. [11]

Proseguendo sempre più nel suo percorso di revisione dei valori della destra, Fini nel 2008 ha ribadito, durante la festa di Azione Giovani Atreju 08 a Roma, che la destra deve riconoscersi in quei valori «presenti nella Costituzione: la libertà, l'uguaglianza e la giustizia sociale. Valori che hanno guidato e ancora guidano il cammino della destra e che sono valori di ogni democrazia e sono a pieno titolo antifascisti.»[12]

Durante l'esercizio del suo nuovo ruolo di Presidente della Camera ha ammonito il governo per la sua decisione di ricorrere più volte ai voti di fiducia, criticandone l'uso a suo giudizio eccessivo.[13] A seguito di alcune sue dichiarazioni, con le quali ha giudicato negativamente la decisione del governo di intervenire per decreto sul caso di Eluana Englaro,[14] o quando ha sostenuto l'esigenza di difendere la laicità dello Stato, Fini ha ricevuto critiche da parte di esponenti dell'UDC e del suo stesso partito, ma ottenendo la solidarietà di altri come Gianfranco Rotondi della nuova DC.[15] In seguito ha ricevuto parole di elogio anche da parte del radicale Marco Pannella, che lo ha ringraziato per la sua imparzialità e il suo senso dello Stato.[16]

La battaglia contro l'assenteismo parlamentare [modifica]

In qualità di Presidente della Camera Gianfranco Fini si è battuto contro il costume dei parlamentari assenteisti, promuovendo un sistema di voto digitale che impedisca ai deputati presenti in aula di votare anche per conto degli assenti. Giudicando «immorale e censurabile» il comportamento dei cosiddetti "pianisti" (cioè di coloro che votano usando due mani, una per il proprio voto e l'altra per quello di un collega assente), ha stabilito che dal 9 marzo 2009 non si voterà più con un semplice pulsante, ma solo con le impronte digitali.[17] Il nuovo sistema anti-pianisti è stato quindi sperimentato il 4 marzo. Lo stesso Fini si è recato personalmente a farsi prelevare le impronte digitali, anche se egli per prassi non partecipa alle votazioni in quanto Presidente della Camera. Il nuovo sistema da lui introdotto ha incontrato le obiezioni di 19 parlamentari che rifiutano di sottoporsi al rilevamento delle proprie impronte. Fini si è detto tuttavia ottimista sostenendo che si tratta di un gruppo esiguo che non potrà sollevare casi politici tali da ostacolare il nuovo regime di voto.[18]

La nascita di Futuro e Libertà [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Futuro e Libertà per l'Italia.
Gianfranco Fini alla festa Tricolore di Mirabello il 5 settembre 2010.

Nel luglio 2009 si riaccende la tensione con i vertici del partito, a cui Fini contesta la linea sui temi della giustizia e della legalità e accusa di appiattirsi troppo sui temi della Lega, rinunciando al ruolo di protagonista dell'agenda governativa.[19]

Il 29 luglio 2010 un documento votato dalla maggioranza dei componenti dell'ufficio di presidenza del PdL, ad eccezione dei tre esponenti finiani, sfiducia il presidente della Camera[20] e sancisce la rottura tra Fini e Berlusconi, che afferma: "I comportamenti di Fini sono incompatibili con i valori del Pdl e con i nostri elettori. Viene quindi meno la fiducia anche per il suo ruolo di garante come presidente della Camera"[21].

Il giorno seguente annuncia che, essendo stato di fatto espulso dal partito, andrà a creare un nuovo gruppo parlamentare, denominato Futuro e Libertà. Per l'Italia, al quale aderiscono 34 deputati e 10 senatori uscenti da Il Popolo della Libertà[22].

Il 5 settembre 2010, dopo un'estate di aspre polemiche tra il PDL e il gruppo dei finiani, accompagnate da un'accesa campagna di stampa guidata dal Giornale di Vittorio Feltri, Fini tiene un lungo intervento nel corso della Festa Tricolore di Mirabello. Il Presidente della Camera ribadisce il suo sostegno al governo Berlusconi, ma sancisce, di fatto, la fine dell'esperienza rappresentata dal PDL; rivendica quindi il diritto ad esprimere il dissenso suo e del suo gruppo all'interno della maggioranza e l'importanza di non appiattirsi sulla Lega su molte questioni e soprattutto in materia di federalismo; prende poi apertamente le distanze dalla politica economica del governo in materia di giustizia e di legalità. Infine replica alla campagna dei giornali che si sono scagliati contro la sua famiglia, i cui metodi vengono definiti da Fini da "lapidazione islamica"[23]. Il successivo 8 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, lascia il gruppo parlamentare del Pdl e aderisce al gruppo di Futuro e Libertà[24].

Evoluzione politica [modifica]

Il progressivo ripudio del fascismo [modifica]


« Di fronte all'orrore della Shoah, simbolo perenne dell'abisso d'infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico. »

(Messaggio scritto da Gianfranco Fini sul Libro della Memoria durante la sua visita in Israele, 24 novembre 2003)

Prima della Svolta di Fiuggi del 1995, numerose erano state le dichiarazioni di appartenenza all'ideologia fascista in qualità di segretario dell'MSI [25]: «Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (19 agosto 1989); «Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista» (Il Giornale, 5 gennaio 1990); «Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani» (30 settembre 1992); «...chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo...» (maggio 1992); «Mussolini è stato il più grande statista del secolo... Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti» (giugno 1994).

In seguito tuttavia Fini rivede pubblicamente alcune sue posizioni ideologiche, iniziando un percorso che lo vedrà sempre più allontanarsi dagli atteggiamenti della destra estrema. In particolare il 27 gennaio 1995, in occasione del primo congresso di Alleanza Nazionale, dichiara: «È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l'antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato».[26]

Alcuni anni dopo, durante la sua prima visita in veste ufficiale in Israele nel 2003, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal regime fascista come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso Fascismo.[27].

La sua definizione provoca l'ira di molti militanti e l'uscita dal partito di Alessandra Mussolini, che fonda il movimento Libertà d'azione, poi divenuto Azione Sociale. La dichiarazione ha generato anche l'enorme dissenso di Francesco Storace, che lo ha accusato di rinfocolare odio e di dare ragione agli esponenti di estrema sinistra che hanno negato per anni la tragedia delle foibe.[28]

Posizione sui temi etici [modifica]

Gianfranco Fini nel 2004.

Fini, soprattutto da quando è diventato Presidente della Camera dei Deputati, si è espresso più volte in difesa della laicità dello Stato, spesso scontrandosi con esponenti del suo partito e con il governo stesso. Ad esempio, in merito alla Legge 40, ha spesso dichiarato il suo dissenso, parlando di "giustizia per le donne" quando la Consulta ha bocciato parte di questa legge, attirandosi molte critiche da parte di molti esponenti del centrodestra[29]. Anche sul tema del biotestamento, in particolare sul cosiddetto ddl Calabrò, Fini ha dichiarato che farà il possibile per modificare alla Camera quel testo di legge[30]. Questa forte posizione, di nuovo fortemente critica nei confronti delle posizioni maggioritarie del suo stesso partito, ha causato diverse reazioni, in particolare quelle di Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello (rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo del PdL al Senato durante la XVI Legislatura), i quali hanno risposto sostenendo di "non accettare da nessuno lezioni di laicità"[31]. Un altro argomento che ha diviso Gianfranco Fini da altri esponenti del suo partito è stata la pillola Ru486, in merito alla quale il Presidente della Camera ha detto che il giudizio medico debba essere lasciato all'Agenzia italiana del farmaco e non al Parlamento, come richiesto da molti parlamentari della maggioranza, in primis Gasparri[32]. Fini ha trovato tuttavia sostegno da parte di esponenti della Fondazione Farefuturo, costituita da ex-An. In particolare il segretario della Fondazione, il viceministro Adolfo Urso ha appoggiato il presidente della camera sulla necessità di rivedere il ddl Calabrò[33]. In proposito Fini ha dichiarato: «Non voglio fare nessuna crociata contro i cattolici, per i quali ho il massimo rispetto, ma chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale».[30] Monsignor Salvatore Fisichella ha allora obiettato che «il valore della vita è profondamente laico», pur apprezzando la sincerità con cui Fini ha ammesso di «non avere il dono della fede».[34]

Sulle unioni civili [modifica]

Nel dicembre 2006, Fini si dichiara a favore di un intervento legislativo per garantire uguali diritti alle coppie di fatto, anche omosessuali[35], dimostrando così di aver modificato le proprie opinioni rispetto a dichiarazioni del 1998 in cui negava agli omosessuali la possibilità di insegnare nelle scuole e l'equiparazione con le famiglie eterosessuali[36].

Sull'immigrazione [modifica]

Nell'ottobre 2003, Fini esprime la proposta di concedere il diritto di voto, alle elezioni amministrative, agli immigrati regolari: "non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B". La proposta viene accolta con favore da sinistra, ma assolutamente bloccata dai colleghi di governo della Lega Nord.[37].

Nel 2005 rilancia senza successo la proposta: «Quella proposta di legge non ce la farà a essere approvata in questa legislatura, ma io la ripresenterò nella prossima[38].

Nel maggio 2009 Fini scrive al ministro dell'Interno criticando la norma sui "presidi-spia" che avrebbe consentito ai medici di denunciare gli immigrati clandestini bisognosi di cure.[39] Successivamente, alla festa del PD Fini dichiara che il tema dell’immigrazione non va affrontato con un approccio emotivo: «Chi arriva in Italia è una persona. La distinzione tra regolare e clandestino non può essere la cartina al tornasole per orientare una politica», ma «attenzione a non cadere nell'eccesso contrario, nel pensare cioè che tutti coloro che arrivano in Italia abbiano la possibilità di farlo».[30]

In settembre si dichiara favorevole al principio dello ius soli per il rilascio della cittadinanza e rilancia la proposta di diritto di voto per gli immigrati regolari alle elezioni amministrative: "una scelta che tende a riavvicinare la cittadinanza sociale a quella politica nonché a fornire nuove opportunità di integrazione ai lavoratori stranieri"[40]. L'integrazione, secondo Fini, non dev'essere una procedura burocratica, ma va legata ad alcuni requisiti come saper parlare l'italiano e conoscere la storia e la geografia del Paese.[41]


« Non contesto una politica all'insegna della legalità e del rigore, del controllo delle frontiere: il problema non è il rigore, ma accanto a questo serve un'altra politica altrettanto sentita all'insegna dell'integrazione. »

(Gianfranco Fini a Chianciano, 12/09/2009[42])

Critiche e polemiche [modifica]

Critiche "da destra" [modifica]

Le critiche più ricorrenti da destra alla condotta politica di Fini sono legate all'espressione di posizioni molto distanti da quelle tradizionali del suo partito. Queste accuse vengono per lo più da esponenti della Destra sociale, e tra questi il suo "rivale storico" all'interno del MSI-DN Pino Rauti, da sempre animatore dell'ala "di sinistra" di quel partito del quale arrivò a divenire segretario nel 1990 per un breve periodo.


« Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[43] »


Critiche dagli alleati di centro-destra [modifica]

Ulteriori critiche gli sono venute dalla Lega Nord, riguardo ad alcuni aspetti del federalismo, e da Forza Italia, relativamente alla giustizia.


Diverse posizioni espresse da Gianfranco Fini come Presidente della Camera sono state contestate dai suoi alleati di centro-destra.
In particolare lo scrittore d’area Marcello Veneziani ha accusato Fini di aver rotto ogni legame con qualsiasi pensiero di destra (sia esso tradizionale, nostalgico, moderno o conservatore) e di rappresentare ormai una destra "astrale" che non ha assolutamente alcuna similitudine con le altre destre europee[44]. Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver "cambiato posizione" più volte in due anni e lo ha invitato a "tornare a destra", attacchi cui ha fatto seguito la presa di distanza di Berlusconi da Il Giornale[45]. Pochi giorni dopo, in seguito ad alcune allusioni di Feltri su un presunto dossier riguardante Alleanza Nazionale, Fini ha denunciato «un attacco intimi­datorio di inaudita violenza» nei suoi confronti che risponde a colpi di ricatti personali alle sue proposte politiche,[46] e ha dato mandato al suo avvocato, l'on. Giulia Bongiorno, di procedere con azioni legali[47]. Umberto Bossi lo ha duramente criticato («Chel lì l’è matt»)[48] per la sua posizione favorevole alla concessione del diritto di voto agli immigrati regolari.

Critiche e scontri all'interno del PDL [modifica]

Nell'aprile 2010, insieme ad altri deputati e senatori di An, Fini firma un testo in cui dissente dalla politica della maggioranza interna al PdL, contestando altresì la politica del Governo Berlusconi, a suo dire lontana dai problemi del Paese, dalle famiglie che si impoveriscono, dai giovani precari, e troppo legata agli interessi della Lega Nord. Si è avanzata l'ipotesi di formare gruppi parlamentari autonomi rispetto al PdL[49]. Alcuni esponenti di provenienza An, tra cui Gasparri e La Russa, non lo hanno seguito, criticando tale documento e mostrandosi sempre più vicini alle posizioni del premier Berlusconi.

Il 22 aprile 2010, durante la direzione nazionale del PdL, Fini tiene un discorso in cui ribadisce le sue posizioni critiche sulla politica del Pdl e rivendica il proprio diritto al dissenso, mantenendo al contempo il suo sostegno alla maggioranza di governo. Berlusconi risponde duramente al cofondatore del partito e lo invita a dimettersi dalla carica di presidente della Camera: viene così ufficializzata una frattura tra i due leader e la divisione del partito tra una maggioranza vicina a Berlusconi e una minoranza fedele a Fini[50][51], che crea Generazione Italia.

Il 29 luglio 2010, l'ufficio di presidenza del PdL approva un documento che sancisce la definitiva rottura tra Fini e Berlusconi. Il Presidente della Camera è accusato di aver presentato proposte di legge che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto con gli elettori. Vengono deferiti a collegio dei probiviri i deputati vicini a Fini: Bocchino, Briguglio e Granata.[52][53]

Il giorno 30 dello stesso mese, il Presidente della Camera afferma di essere stato di fatto espulso dal partito che ha contribuito a fondare senza possibilità di esprimere le proprie ragioni, e all'invito ingiustificato del Premier Berlusconi a lasciare la Presidenza della Camera ribatte che tale invito rappresenta una concezione non proprio liberale della democrazia,[54] annuncia la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, denominato "Futuro e Libertà. Per l'Italia", comprendente 34 deputati[55]. Il 2 agosto al Senato al gruppo si aggiungono dieci senatori.

La campagna anti-Fini del Giornale, Panorama e di Libero [modifica]

Nell'agosto 2010, dopo la nascita del gruppo Futuro e libertà e la crescita del dissenso nei confronti della linea di Berlusconi nel PdL, l'ex leader di AN è al centro di un'aspra campagna di stampa, capeggiata dai quotidiani Il Giornale, Libero e dal settimanale Panorama. Oggetto della campagna è un immobile di 65mq a Montecarlo ricevuto in eredità dal partito Alleanza nazionale nel 1999. Tale alloggio, venduto dal partito nel 2008 ad una società off shore, per la cifra di euro 300.000 (valore giudicato congruo per il 1999 dalle autorità di Montecarlo)[56][57], risulta affittato all'imprenditore immobiliare Giancarlo Tulliani, fratello minore della compagna di Fini. Il 30 luglio Francesco Storace presenta una denuncia e la Procura di Roma apre un fascicolo sulla vicenda, quale atto dovuto: l'indagine è contro ignoti[58]. Con una nota[59] diffusa dalla Presidenza della Camera e stilata in collaborazione con l'avvocato Giulia Bongiorno, l'8 agosto Fini offre la sua versione dei fatti,[60] ma la campagna di stampa continua con ulteriori smentite e la raccolta di testimonianze.[61]

La fondazione Farefuturo parla di killeraggio mediatico che il Pdl e la stampa di stretta osservanza berlusconiana ha lanciato sul presidente della Camera.[62].

Opere [modifica]

Bibliografia [modifica]

 

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Ecomafie- ecco l’elenco dei 47 comuni pericolosamente inquinati

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Natale alla Reggia 2012

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